Le tre ciminiere sono ancora lì, più di cento metri di mattoni che dominano il profilo di Bytom, nel sud della Polonia. Ma da quindici anni il fumo non esce più e faranno da insegna a un albergo. La vicenda della centrale di Szombierki racconta cosa significa, in concreto, la transizione energetica nel cuore minerario d’Europa. Non solo spegnere gli impianti, ma aprire una porta al futuro.
Inaugurata nel 1920 su progetto degli architetti berlinesi Emil e Georg Zillmann – gli stessi del quartiere operaio di Nikiszowiec, a Katowice – la centrale di cogenerazione ha fornito per novant’anni elettricità e calore all’Alta Slesia. L’architettura monumentale, pensata per celebrare il lavoro come un rito, le è valsa il soprannome di “cattedrale industriale”. Spenta tra il 2010 e il 2011, è entrata nel registro dei monumenti nel 2013, ma la tutela non l’ha salvata dal declino: passaggi di proprietà, progetti mai decollati, pezzi di storia finiti tra i rottami. Nel 2020, l’anno del centenario, Europa Nostra l’ha inserita tra i sette siti del patrimonio europeo più a rischio.
La svolta
La svolta arriva con Arche, gruppo alberghiero polacco fondato da Władysław Grochowski e specializzato nel recupero di edifici storici. Il progetto prevede un hotel da circa 230 camere, piscina, spa, saune, campi da squash e badminton, una sala bowling, un’area ristorazione, un birrificio artigianale e spazi per cultura, eventi ed educazione. Parte dei macchinari originali resterà al suo posto, come elemento espositivo. Nel cantiere lavorano ogni giorno circa 500 persone, per un costo stimato di 589 milioni di złoty, quasi 140 milioni di euro.
Il dettaglio che rende la storia emblematica è l’origine di una parte dei soldi. Oltre 130 milioni di złoty, circa 30 milioni di euro, arrivano dal Just Transition Fund, lo strumento con cui l’Ue accompagna le regioni più dipendenti dai combustibili fossili. Due contributi distinti, inseriti nel programma regionale della Slesia 2021-2027: 46 milioni per le strutture sportive e ricreative aperte al pubblico, 84 milioni per il recupero dell’edificio. Il fondo nato per attutire l’impatto sociale dell’addio al carbone finanzia, insomma, la seconda vita di uno dei suoi monumenti.
Il sorpasso delle rinnovabili
Non è un caso che succeda qui. La Polonia è il principale beneficiario del fondo, con circa 3,85 miliardi di euro, e la Slesia è la regione che più di ogni altra ha costruito la propria identità attorno a miniere e centrali. In questo territorio la transizione non è solo una questione di megawatt: significa ripensare il lavoro, l’economia e l’immagine stessa di intere città. E i numeri dicono che il cambiamento è in corso. Nel 2024 il carbone è sceso al 56,2% della produzione elettrica nazionale, il minimo storico, e a giugno 2025, secondo le stime del centro studi Forum Energii, le rinnovabili lo hanno superato per la prima volta su base mensile.
Le incognite non mancano. L’investimento è privato e scommette sul turismo: alcuni mesi fa lo stesso Grochowski precisava che i lavori andavano avanti con risorse proprie, in attesa della prima tranche europea. Resta poi da capire quanto il nuovo complesso saprà restituire alla comunità locale, oltre che ai visitatori.
Ma il valore simbolico è difficile da ignorare. Per un secolo Szombierki ha prodotto l’energia dell’industria pesante slesiana. Ora il suo futuro dipende dalla capacità di trasformare quel passato in una risorsa anziché in una zavorra.
