26 Maggio 2026
/ 26.05.2026

Togliere l’asfalto per rimettere il mondo in ordine

Da Genova a Roma, da Milano a Bologna , il depaving avanza nelle città italiane  e smette di essere un’utopia verde per diventare norma urbanistica. Ma il ritardo è ancora enorme

Depavimentazione, o depaving, significa togliere asfalto e (ri)mettere a dimora il verde urbano. L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto tasso di consumo di suolo: il 7,17% del territorio nazionale è già cementificato, contro una media europea del 4,4%. E il processo non si è fermato: avanza al ritmo di 2,7 metri quadri al secondo.

Portland, 2008

Il movimento di de pavimentazione ha un’origine precisa. A Portland, nel 2008 un gruppo di attivisti fonda l’associazione Depave per rimuovere l’asfalto e lasciare respirare la terra. Da quel momento il movimento si è diffuso in Europa – Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia – dove i Comuni hanno adottato politiche strutturate di deimpermeabilizzazione del suolo. A Parigi, ad esempio, il governo ha stanziato 500 milioni di euro per incrementare il verde urbano, con il depaving tra gli strumenti principali. In Italia si è arrivati dopo, e con il tipico ritardo istituzionale. Ma qualcosa ha iniziato a muoversi.

Il caso di Genova

La svolta più significativa è arrivata tra marzo e aprile 2026, quando il Comune di Genova ha avviato e approvato una modifica del Piano Urbanistico Comunale (PUC) che introduce esplicitamente la depavimentazione tra gli strumenti di governo del territorio. Secondo vari osservatori, è il primo caso in Italia di inserimento organico del depaving nelle norme urbanistiche comunali. La delibera, promossa dall’assessora Francesca Coppola, prevede anche incentivi urbanistici ed economici: gli interventi di depavimentazione e aumento delle superfici permeabili possono ottenere riduzioni dei contributi di costruzione e altri meccanismi di compensazione urbanistica.

L’assessora all’Urbanistica ha contestualizzato la misura nella visione della Città dei 15 minuti, intervenendo l’11 maggio nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi all’incontro dal titolo “Liberiamo il suolo: depavimentare per ripensare i nostri quartieri“: “Liberare lo spazio pubblico dall’asfalto è un principio guida e, al tempo stesso, un obiettivo della nostra Amministrazione”.

Paolo Pileri, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano e tra i consulenti della delibera, ha sintetizzato il senso di questa svolta: “Siamo abituati a pensare che delle aree dismesse non si butti via niente e che debbano essere trasformate per forza in spazio costruito, ma in realtà basta cambiare mentalità e pensare di togliere invece di aggiungere”. Pileri la chiama “urbanistica del togliere”.

Perché l’asfalto è un problema

I benefici della depavimentazione non sono solo estetici o simbolici. L’asfalto è una superficie che assorbe la radiazione solare e la rilascia come calore: è la causa principale del fenomeno delle isole di calore urbane, quei microclimi surriscaldati che rendono le città mediamente più calde di 3-4 gradi rispetto alle aree circostanti. Durante le ondate di calore estive, questa differenza può essere letale, soprattutto per anziani e malati cronici.

Il secondo problema è idrogeologico. L’asfalto è impermeabile: quando piove, l’acqua non si infiltra nel terreno ma scorre in superficie verso le fognature, che si sovraccaricano. La terra permeabile, al contrario, assorbe l’acqua, alimenta le falde, attiva il processo di evapotraspirazione, cioè il passaggio dell’acqua dal suolo all’aria come vapore, che contribuisce a raffreddare l’ambiente circostante.

Infine, quando l’asfalto viene sostituito con specie vegetali locali, alberi e prati, si crea habitat per insetti e uccelli. La biodiversità urbana, compressa per decenni dalla cementificazione, trova spazi per recuperare.

Da Milano a Roma, gli altri cantieri italiani

Genova non è sola nei cantieri. Milano ha inserito la depavimentazione nel Piano Aria Clima e sta lavorando su 27 interventi per oltre 7.000 metri quadri di superficie, che si aggiungono ai 60.000 metri quadri già depavimentati tra il 2022 e il 2024.

A Roma, nell’agosto 2025 è partito il cantiere di via Ipponio, nel Municipio VII, nell’area liberata dal cantiere della metro C a Porta Metronia. Circa 3.200 metri quadri di superficie impermeabile vengono rimossi, sostituiti con 900 metri quadri di pavimentazione drenante e 1.320 metri quadri di prato. Trentacinque nuovi alberi, oltre 500 piante tappezzanti. A novembre 2025 sono partiti i lavori a Piazzale Clodio: 2.300 metri quadri di asfalto rimossi, 22 nuovi alberi, 60 piante.

Bologna, con il programma Bologna Verde, ha pianificato la rimozione di cemento e asfalto su 100.000 metri quadri complessivi.

Come ha sottolineato la docente di urbanistica del Politecnico di Milano, Elena Granata, oggi non è più virtuoso il sindaco che stende l’asfalto, ma quello che lo rimuove. In Italia stiamo finalmente imparando a considerare questa frase come un programma di governo.

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