25 Marzo 2026
/ 25.03.2026

Transizione energetica, il vero ostacolo è la “resistenza fossile”

"L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili" di Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio: un libro che è un atto di accusa contro la politica energetica italiana

Dice Gianni Silvestrini: “Come ci insegna il passato, le crisi sono un’occasione per accelerare l’innovazione”. E per fare le scelte giuste usando l’ennesimo choc petrolifero causato dall’avventura iraniana di Trump & Netanyahu come fertilizzatore della transizione energetica, anziché come moltiplicatore di guerre per accaparrarsi petrolio e gas. Almeno in un mondo saggio.

Ma viviamo in una realtà (molto) imperfetta dove la parola chiave è diventata “potenza” ed è anche per questo che per capire le scelte cruciali che abbiamo di fronte è prezioso “L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili” (Edizioni Ambiente, 22 euro), il libro scritto a quattro mani da due delle figure chiave dell’ambientalismo scientifico italiano: Gianni Silvestrini, ingegnere chimico, ex Cnr e Legambiente, oggi direttore scientifico del Kyoto Club, e Giuseppe Onufrio, fisico, ex Anpa e ISSI, dal 2009 fino a pochi mesi fa direttore di Greenpeace Italia.

L’andamento del nucleare

“Quello a cui mirano il battage sul nucleare e il quadro ostativo nei confronti delle rinnovabili – scrivono – è un vera e propria resistenza fossile“. Laddove fossile è certo inteso come petrolio e gas ma anche come energie “vecchie”, in opposizione alla rivoluzione delle rinnovabili, che sono innovative, distribuite, economiche, e garantiscono quella sicurezza energetica che fonti fossili non ci danno più da lustri. Il libro, nelle sue 236 pagine, confronta il nucleare con le rinnovabili, e quello che ne esce è un paragone impietoso. Con i fatti, fa controinformazione rispetto alla vulgata prevalente.

“La tecnologia nucleare – scrivono gli autori – nei Paesi nei quali c’è sufficiente trasparenza, ha visto nel tempo crescere i costi per kW installato. Le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo, invece, si sono dimostrati capaci di riduzioni sensazionali nei costi di produzione. Il grande battage sui piccoli reattori modulari, gli SMR, non ha sinora prodotto nulla: nessun impianto funziona nei Paesi occidentali, nemmeno come prototipo industriale. E se la questione dei costi economici e dei costi di costruzione è il principale problema dei reattori di generazione III+, puntare su reattori di dimensioni minori da costruire in serie non ha allo stato delle cose alcuna possibilità di produrre elettricità da nucleare a costi competitivi”.

Un obiettivo impossibile

E ancora: “In altre parole: mentre le rinnovabili crescono rapidamente sottraendo spazio si fossili, quello dei piccoli reattori continua a rimanere un miraggio che rischia di ostacolare la transizione sia creando confusione nell’opinione pubblica, sia sottraendo risorse a efficienza e rinnovabili”. Un de produndis che va oltre le preoccupazioni per la sicurezza e per la gestione delle scorie e attacca al cuore la narrazione del nucleare come energia economica e sicura. Come fa il governo italiano, che nel PNIEC, il Piano nazionale energia e clima, ipotizza la costruzione di SMR per almeno 7,6 GW per coprire almeno l’11% dei nostri fabbisogni (con opzione di salire al 22%) al 2050. Per gli autori un obiettivo impossibile in un Paese come il nostro che non è ancora riuscito nemmeno ad avviare la costruzione del deposito azionale dei rifiuti radioattivi (la messa in esercizio è stata rinviata a un fantomatico 2039) ed è in costoso ritardo nello smantellamento delle centrali nucleari chiuse dopo il referendum.

Gli autori ci dicono che si vagheggia di nucleare per continuare sostanzialmente con un business as usual che favorisce gli interessi energetici costituiti. “In un quadro di sostanziale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili – sottolineano Onufrio e Silvestrini – con una normativa autorizzativa farraginosa e in continuo cambiamento, ingiustificate moratorie regionali, la politica energetica mostra un solo vero obiettivo: difendere il primato del gas fossile e delle auto a combustione interna. La maggior parte dell’industria energetica è pronta a investire nella transizione energetica, che potrebbe detronizzare il gas fossile e ridurre anche i costi della bolletta”, “ma il governo continua sulla linea basata sulla promozione di tecnologie nucleari che non esistono commercialmente e che appaiono solo un diversivo per rallentare la transizione energetica”.

Lo scenario internazionale

Del resto, come dice Manfredi nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“. O meglio, in questo caso, bisogna promettere il cambiamento imbracciando, rigorosamente solo a parole e normativamente, la strada nucleare. Che si sa bene che fatalmente finirà in un cul de sac, ritardando la rivoluzione delle rinnovabili, che pur sarebbe possibile e conveniente anche in Italia, e lasciando per decenni un ruolo dominante al gas. Così è anche se non ci pare.

Per arrivare a questa conclusione Silvestrini ed Onufrio sezionano con cura l’opzione nucleare, dai vagheggiati SMR al problema dei rifiuti nucleari, dai rischi del nucleare alla connessione militare alla chimera della fusione nucleare. E poi fanno lo stesso con le rinnovabili, descrivendone le tendenze, disegnando gli scenari energetici possibili, sottolineando quanto sia importante lo stoccaggio per affermare il dominio delle rinnovabili, parlando di Cina, di Germania, di California e dei possibili conflitti tra rinnovabili e nucleare, smontando anche la tesi che si, le rinnovabili saranno il futuro ma una quota di nucleare sarà ineludibile per far funzionare il sistema. Sarebbe una utile lettura anche per Palazzo Chigi.

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