26 Maggio 2026
/ 26.05.2026

Ddl caccia, i Giovani Democratici: “Fermate questa riforma pericolosa”

Mentre il disegno di legge sulla caccia è in discussione al Senato, i giovani del Pd si schierano. Sullo sfondo, i dati choc del quotidiano Domani: in Italia oltre 1 milione e 275 mila persone hanno il porto d’armi, 80 mila in più rispetto al 2024

Una delegazione dei Giovani Democratici nella sede nazionale del Partito Democratico, il Nazareno, per consegnare le firme raccolte contro il ddl Caccia, il disegno di legge attualmente in discussione al Senato che molti chiamano deregulation venatoria.

“La mobilitazione della giovanile del partito è un segnale importante”, si legge nella nota diffusa dal Pd, “in linea con il sempre più forte dissenso presente nella società italiana, in particolare dei giovani, nei confronti di questa riforma pericolosa. Un segnale che il Partito Democratico raccoglie per rafforzare ulteriormente la sua posizione di netta contrarietà a questo disegno di legge”.

Il ddl e la destra delle armi

La prima firma del ddl è quella di Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama. Il testo è sottoscritto da tutti i partiti della maggioranza, compreso Noi moderati, e ha come principale sponsor governativo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Non è un caso isolato: secondo un’inchiesta del quotidiano Domani, la destra italiana ha costruito negli anni un rapporto sempre più stretto con il mondo venatorio e con quello delle armi.

I dati della Polizia amministrativa, visionati da Domani, fotografano un’Italia sempre più armata: nel 2025 sono 1 milione e 275 mila i titolari di porto d’armi, con una crescita di oltre 80 mila licenze rispetto al 2024, il livello più alto dal 2020. Le licenze per la caccia sono 634 mila, in netto aumento rispetto alle 588 mila dell’anno precedente: un paradosso, nota il giornale, in un settore a lungo considerato in declino e sempre più associato a una popolazione anziana. In crescita anche le licenze per il tiro sportivo, salite a 588 mila.

Secondo Domani, gli appassionati di armi e caccia possono contare su referenti d’eccezione nell’attuale maggioranza. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari è lui stesso un frequentatore dei poligoni di tiro e ha più volte preso posizione a favore della liberalizzazione del settore, già da senatore di opposizione. All’Europarlamento siedono Pietro Fiocchi, erede del colosso internazionale Fiocchi Munizioni, e Sergio Berlato, presidente dell’Associazione per la Cultura Rurale (Acr), a cui aderiscono anche i cacciatori.

Non è nemmeno la prima volta che il governo sostiene concretamente il mondo venatorio: già nella prima manovra del governo Meloni, nel dicembre 2022, era stato previsto uno stanziamento aggiuntivo di mezzo milione di euro da destinare, tra gli altri beneficiari, alle associazioni venatorie nazionali riconosciute.

L’interrogazione parlamentare

Sul fronte parlamentare, il Pd ha anche depositato un’interrogazione a risposta in Assemblea rivolta al ministro delle Politiche agricole, al ministro dell’Economia e al presidente del Consiglio. Il documento chiede conto dei criteri con cui è stato quantificato il fondo da 500 mila euro annui per i danni da fauna selvatica, istituito dalla legge n. 197/2022, della sua ripartizione tra Regioni e imprenditori agricoli e della trasparenza nella rendicontazione delle risorse.

La mobilitazione del Pd si inserisce in un contesto di crescente allarme nella società civile: associazioni ambientaliste, veterinari e ricercatori hanno più volte segnalato i rischi di una deregulation venatoria che amplia le specie cacciabili, estende i periodi di caccia e allenta i vincoli territoriali. Il ddl, ribattezzato da alcuni “ddl sparatutto”, è destinato a restare al centro del dibattito politico nelle prossime settimane.

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