“Qui vorrei ringraziare quei ‘pionieri’ che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste”. È uno dei passaggi più importanti, e anche sorprendente, del discorso di Papa Leone XIV ad Acerra, nella sua visita alla “Terra dei fuochi“, “un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”, lo definisce Prevost.
Ad ascoltarlo nella grande piazza Calipari sono in più di 15 mila, anche alcuni di quei “pionieri”. Come Raffaele Del Giudice, oggi presidente dell’Ato Napoli 1, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani di 9 Comuni napoletani, compreso il capoluogo, ma negli anni più drammatici per questa terra direttore di Legambiente Campania, l’associazione che nel 2003 coniò il termine “Terra dei fuochi”: “Ero il nemico perché avevo danneggiato l’immagine del territorio. Era una ferita che ora il Papa cura con le sue parole, ringraziando il nostro impegno”.
Le inchieste sulle ecomafie
È la riflessione che fa anche un altro di quei “pionieri”, il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, protagonista di tante inchieste sulle ecomafie che partivano spesso proprio dalle denunce delle associazioni ambientaliste. “Mi hanno fortemente colpito il riconoscimento grato all”ostinata resistenza‘, ai ‘pionieri‘, in primo luogo alle associazioni ambientaliste, troppe volte neglette: un tributo a chi ha avuto il coraggio di rompere il silenzio quando tutto spingeva a negare, a tacere, a voltarsi dall’altra parte”.
Ma il magistrato, ancora oggi molto impegnato sul fronte della tutela dell’ambiente, in particolare contro l’abusivismo edilizio ci tiene anche a sottolineare un’altra riflessione del Papa. “La denuncia che un modello di crescita che produce rifiuti, veleni e scarti umani non è sviluppo: è perdita di salute, di dignità, di futuro. Ancora più forte è il richiamo a individualismo, consumismo e ‘paradigma tecnocratico’ con il loro portato di conflitti per il controllo delle risorse e di progressiva distruzione della Casa Comune”. Perché per Prevost è necessaria “un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi”.
La corsa all’accaparramento di risorse
Temi “globali”, non solo locali, non solo di questa terra tra le province di Napoli e Caserta. Papa Leone ricorda Papa Francesco che nell’Enciclica Laudato si’, pubblicata il 24 maggio 2015, invitava a “una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico”. Un paradigma che, avverte Prevost, “si presenta ancora oggi come vincente: è all’origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro”. Parla al mondo Papa Leone dopo essere sceso nel dolore di questa terra incontrando in cattedrale 300 mamme dei piccoli vittime del disastro ambientale.
“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Ma il suo non è solo un piangere, un compatire. Ma anche un ringraziamento e uno sprone. “Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Il commissario straordinario
Ad ascoltare il Papa è anche c’è anche il generale Giuseppe Vadalà, commissario straordinario per la “Terra dei fuochi”. Per l’alto ufficiale dei carabinieri forestali si tratta dell’ennesima difficile missione. Nel 2017 venne incaricato di mettere in sicurezza 81 discariche in tutta Italia per le quali era scattata nel 2014 la condanna della Ue che ci è costata subito 40 milioni di euro e 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie. Missione completata e ora tocca alla “Terra dei fuochi”, anche questa volta dopo un intervento dell’Europa, la condanna della Corte dei diritti dell’uomo del 31 gennaio 2025.
Dopo un anno già ci sono importanti risultati: 3.349 tonnellate di rifiuti rimosse e avviate e recupero/smaltimento, 418 siti di abbandono rifiuti censiti come prioritari, 80 siti riqualificati con rimozione rifiuti, con uno stanziamento di 28 milioni di euro.
Serve un nuovo patto
Altri 101 milioni stanziati per operazioni in corso su 32 grandi siti, 10 milioni per caratterizzazione e analisi. E ulteriori 200 per bonifica o messa in sicurezza. Ma non basta. Serve, è l’appello del Papa, “un nuovo patto” che “non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori“. Ma, insiste “occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza”. Serve, dunque, “un ‘esercito’ di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”.
E chiude, nuovamente sorprendendo, con un riferimento alle comunità rom. “Il nome “terra dei fuochi” rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello”. Parole che a qualcuno non piaceranno.
