Roma accoglie uno dei più grandi interpreti della relazione tra essere umano e paesaggio naturale. Dal 27 marzo 2026, Palazzo Bonaparte ospita una vasta retrospettiva dedicata a Katsushika Hokusai, con oltre 200 opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia.
Il Fuji come misura dell’uomo
Il Monte Fuji, presenza costante nella produzione di Hokusai, nelle celebri “Trentasei vedute“, così come in molte altre opere esposte, emerge come punto di equilibrio tra la potenza naturale e la vulnerabilità umana. Piccole figure – contadini, viandanti, pescatori – abitano scenari immensi senza mai dominarli. È un ribaltamento prospettico.
La celebre “Grande Onda di Kanagawa“, presente in una delle prime tirature, è un’icona visiva e, insieme, una rappresentazione della forza imprevedibile degli elementi. Le imbarcazioni fragili sotto la cresta dell’onda parlano di adattamento, non di controllo. Un messaggio che, nell’epoca della crisi climatica, appare quasi profetico.
Acqua, movimento, equilibrio
Tra le sezioni più suggestive, quella dedicata alle cascate e ai percorsi d’acqua. Qui Hokusai esplora il dinamismo naturale con precisione scientifica: spruzzi, vortici, superfici calme. L’acqua diventa protagonista assoluta, forza vitale ma anche elemento che modella territori e comunità.
Accanto alle xilografie, la mostra include kimono, armature, strumenti musicali e oggetti d’uso quotidiano. È il contesto materiale che restituisce l’idea di una cultura profondamente intrecciata con l’ambiente. Nulla è isolato, tutto dialoga.
Uno sguardo che parla all’oggi
Hokusai lavorò per tutta la vita inseguendo un ideale di perfezione mai raggiunto, definendosi “il Vecchio Pazzo per la Pittura”. Dietro questa ironia si nasconde un approccio radicale: osservare il mondo senza smettere di imparare da esso.
La presenza delle fotografie ottocentesche di Felice Beato amplia ulteriormente la prospettiva, mostrando un Giappone in trasformazione, già attraversato dalle prime tensioni tra tradizione e modernità. È un contrappunto visivo che rafforza il tema centrale della mostra: ogni paesaggio è anche una costruzione culturale.
La mostra romana restituisce Hokusai per quello che è stato: un osservatore rigoroso del paesaggio e dei suoi equilibri. Le sue opere registrano la distanza tra uomo e natura senza attenuarla.
