Chiunque abbia percorso via Ostiense negli ultimi anni conosce quei capannoni. Stanno lì, con i mattoni a vista anneriti dal tempo, la ciminiera che svetta sopra i tetti come un punto esclamativo fuori contesto, i cancelli chiusi su una vegetazione che ha fatto da sola quello che nessuno si è preoccupato di fare: riempire il vuoto. L’ex Mira Lanza, la fabbrica di saponi e detersivi che ha lavorato in quel lembo di città tra Ostiense e Marconi per quasi un secolo prima di chiudere, è rimasta a lungo uno di quei luoghi che Roma accumula con una certa facilità: grandi, carichi di storia, e abbandonati a se stessi in attesa che qualcuno decidesse cosa farne.
L’attesa sembra essere finita. A marzo la giunta capitolina ha approvato una concessione d’uso trentennale dell’area in favore dell’università Roma Tre, e nei giorni scorsi il provvedimento è approdato in consiglio comunale per il voto definitivo che renderà l’affidamento effettivo. Il progetto prevede la trasformazione del complesso industriale in una foresteria universitaria: oltre 250 posti letto per studenti e docenti provenienti da tutto il mondo, aule studio, spazi culturali, aree per il tempo libero e una ciclofficina. L’investimento dell’ateneo si aggira intorno ai 22 milioni di euro.
Cosa nascerà tra i vecchi capannoni
I rendering che Roma Tre ha già commissionato mostrano una trasformazione radicale ma rispettosa dell’identità industriale del luogo. I mattoni restano, la ciminiera resta, intorno ai fabbricati recuperati si apre uno spazio pubblico che non assomiglia a nulla di quello che c’era prima. Piazze interne, alberi, percorsi ciclabili che si collegano alla rete già esistente nel quadrante. Una ciclofficina — dettaglio non secondario in un quartiere dove la mobilità su due ruote è già diffusa e le piste ciclabili sono tra le più frequentate della città — pensata non solo per gli universitari ma per chiunque abiti nei dintorni.
L’idea di fondo, che il rettore Massimiliano Fiorucci ha sintetizzato con la formula del diritto allo studio, è quella di uno spazio che risolva un problema concreto: Roma ha una quantità insufficiente di alloggi per studenti fuori sede, e i prezzi degli affitti nel mercato privato hanno raggiunto livelli che scoraggiano chiunque non abbia alle spalle una famiglia in grado di sostenerne il costo. Una foresteria universitaria da 250 posti in un’area ben collegata con il resto della città non risolve il problema strutturalmente, ma è un segnale nella direzione giusta.
Non solo universitari, però. Nell’intenzione dell’ateneo, l’ex Mira Lanza dovrà essere uno spazio permeabile, vissuto anche dai romani che non hanno nulla a che fare con l’università. Gli spazi culturali e quelli per il tempo libero sono pensati con una vocazione pubblica, non esclusivamente accademica. Il modello, almeno nei propositi, è quello di un pezzo di città restituito alla città, non di un campus chiuso su se stesso.
I tempi: un percorso che non sarà breve
Il rettore Fiorucci è stato esplicito su un punto che i comunicati istituzionali tendono spesso ad ammorbidire: “Il percorso che ci attende è complesso”. Non è una formula di circostanza. L’ex Mira Lanza ha alle spalle anni di abbandono che hanno lasciato il segno, e l’iter che porta dalla concessione comunale ai cantieri veri è lungo e articolato.
Le operazioni preliminari — sgombero dei rifiuti accumulati nel tempo, rimozione della vegetazione spontanea cresciuta ovunque, messa in sicurezza dei fabbricati — erano state avviate a maggio del 2025 e si erano concluse. Poi, a novembre scorso, un incendio ha complicato il quadro, rallentando le attività previste per gli interni. I lavori propedeutici riprenderanno entro la fine del mese e dovrebbero durare al massimo sessanta giorni. Dopodiché toccherà all’università: rilievi, indagini tecniche, definizione di un piano di fattibilità che dovrà poi passare per la conferenza dei servizi prima che si possa parlare di progetto esecutivo e cantiere.
Il quartiere che cambia
L’ex Mira Lanza non è l’unico cantiere aperto nel quadrante Ostiense-Marconi. A pochi passi sorgerà il Parco Papareschi, un’area verde di circa un ettaro e mezzo ricavata da un’altra zona dismessa, che il Comune presenta come un nuovo polmone per un quartiere che ne ha bisogno. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha descritto i due progetti — la foresteria e il parco — come parte di una stessa logica: restituire alla città spazi che erano scivolati nel degrado, attraverso interventi che abbiano una ricaduta insieme fisica, culturale e sociale.
Il quadrante sud di Roma, quello che si estende lungo via Ostiense verso il mare, ha una storia densa e una vocazione che non ha mai trovato piena espressione. È il territorio della grande industria romana del Novecento — qui c’erano non solo la Mira Lanza ma decine di altri stabilimenti — e porta ancora addosso i segni di quella stagione: capannoni svuotati, aree dismesse, un tessuto urbano che non ha mai trovato una forma definitiva dopo la deindustrializzazione. Negli ultimi anni si è parlato molto di questo quadrante come di un’area di trasformazione, e in effetti qualcosa si muove: il Gazometro, il Mattatoio, il Museo della Centrale Montemartini sono già diventati luoghi di attrazione culturale. L’ex Mira Lanza potrebbe aggiungere un tassello ulteriore.
Il bando nell’ambito del quale si inserisce l’operazione si chiama Reinventing Cities, un programma internazionale promosso dalla rete C40 delle grandi città che punta esattamente su questo: trovare nuove destinazioni per aree urbane dismesse, attraverso proposte che combinino sostenibilità, funzione sociale e qualità architettonica. Roma ha aderito al programma con la giunta Gualtieri, e l’ex Mira Lanza è uno dei siti su cui il bando ha prodotto risultati concreti.
