3 Giugno 2026
/ 3.06.2026

Chiudete l’ombrello e preparatevi a El Niño

Il segretario generale dell'Onu, António Guterres: "El Niño verserà carburante sul fuoco di un mondo che si sta già surriscaldando". I governi continueranno a ignorare le misure di sicurezza necessarie ad abbassare il rischio sanitario e il costo delle bollette?

Per caso avete avuto caldo a fine maggio? In Italia non è andata così male: 35-36 gradi. In Francia si sono toccate punte di 38 gradi (Parigi è andata 14 gradi sopra la media stagionale), in Spagna di 42. Poi siamo stati informati che potevamo prenderci un momento di pausa grazie all’allentamento dell’anticiclone subtropicale, con una picchiata di 10 gradi e passa. Ed è successo: il meteo sul breve termine sbaglia molto raramente. Il problema è che abbiamo imparato la lingua del meteo ma non quella del clima e tendiamo a confondere i due piani creando un problema cognitivo importante: sappiamo che dobbiamo prepararci a chiudere l’ombrello e ad aprire l’aria condizionata, ma non andiamo più in là. Non riusciamo a capire come organizzare un sistema energetico e sociale che ottimizzi la spesa, riduca le vittime e sostenga l’economia. Farlo è possibile, ma solo se quello che la scienza ci racconta non viene censurato, secondo la moda Trump.

Adesso per esempio l’ultima notizia è che l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) lancia l’allarme: arriva El Niño. Per l’esattezza ci sono l’80% di probabilità che questo fenomeno climatico si formi entro agosto, con annessi e connessi di temperature record. E arriva subito il primo problema interpretativo: El Niño è meteo o clima? Un evento che è sempre accaduto o una conseguenza della crisi climatica che abbiamo creato? In realtà è entrambe le cose. Se consultiamo la fonte universale delle informazioni digitali, al clic emerge questa spiega: “El Niño-Oscillazione Meridionale è un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni”.

Dunque sembrerebbe che El Niño sia un fenomeno naturale, periodico, una serie di avvenimenti che hanno segnato da secoli la nostra storia. E in parte è così. Ma non è questa la parte più importante. La parte più importante è quella che racconta l’Ipcc, l’Intergovernamental Panel on Climate Science, cioè il raggruppamento di migliaia di scienziati che elabora le ricerche per conto delle Nazioni Unite.

Prima di leggere quello che dice l’Ipcc bisogna fare una premessa: si tratta di un’informazione ufficiale, che per passare dall’ambito scientifico alla divulgazione deve ottenere il consenso di tutti, anche dei governi che quadrano i bilanci vendendo combustibili fossili e che hanno quindi tutto l’interesse a provare a mettere la sordina all’allarme climatico. Nonostante tutte queste prudenze imposte dalla diplomazia Onu, l’Ipcc dice che “le siccità indotte dall’El Niño del 2015-2016, parzialmente attribuibili all’influenza umana, hanno causato grave insicurezza alimentare in diverse regioni, tra cui l’Africa orientale e meridionale e il Corridoio Secco dell’America Centrale”. Il che vuol dire che bruciando petrolio, carbone, gas e deforestando abbiamo trasformato un fenomeno che era naturale in una minaccia amplificata. E non basta, c’è anche dell’altro nei voluminosissimi rapporti Ipcc. Visto che non solo abbiamo creato un sistema energetico masochistico, ma persistiamo nell’errore, andrà peggio: “È molto probabile che la variabilità delle precipitazioni legata all’El Niño–Southern Oscillation sarà amplificata entro la seconda metà del XXI secolo”.

Ulteriormente amplificata entro la seconda metà del secolo, ma già ben visibile adesso. Quello che preoccupa le Nazioni Unite è la combinazione tra il ritorno di El Niño e le temperature già elevatissime. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, lo ha detto con chiarezza: El Niño “verserà carburante sul fuoco di un mondo che si sta già surriscaldando“. Per i prossimi tre mesi, avverte l’Omm, temperature insolitamente alte sono attese in quasi tutte le regioni del Pianeta.

Alcuni esperti non escludono uno scenario da “super El Niño“, il più estremo della scala. A rendere più inquietante la previsione è il confronto con il passato recente: l’episodio del biennio 2023-2024 è stato già uno dei cinque più intensi mai registrati nella storia del Niño, e ha contribuito in modo determinante a fare del 2024 l’anno più caldo di sempre a livello globale.

Fin qui la scienza che, nonostante lo smantellamento sistematico dell’informazione scientifica sul tema attuato dalla Casa Bianca, continua a far sentire la sua voce con forza. Adesso la palla è nel campo dei governi che hanno in mano due armi potenti per difendere la sicurezza dei cittadini. La prima è accelerare la transizione energetica per abbassare il rischio climatico, le bollette e la dipendenza da fornitori-ricattatori (mitigare la crisi climatica). La seconda è varare piani di sicurezza climatica per diminuire l’impatto sanitario ed economico della crisi climatica (adattarsi). Chi non lo farà si assumerà la responsabilità di far salire il costo delle bollette e l’elenco dei morti.

CONDIVIDI

Continua a leggere