Milano si prepara ad accogliere una delle figure più note dell’arte contemporanea cinese. Dal 24 giugno al 24 luglio la MA-EC Gallery ospita “Liberazione e Rinascita“, prima mostra personale nel capoluogo lombardo di Xiao Hui Wang, artista, fotografa e scrittrice che nel corso della sua carriera ha costruito un linguaggio che intreccia esperienza individuale e riflessione universale.
Nata a Tianjin e oggi attiva tra Shanghai e Monaco di Baviera, Wang occupa una posizione particolare nel panorama artistico internazionale. La sua produzione spazia dalla fotografia al video, dalla scultura alla scrittura, in un percorso che negli anni ha ottenuto riconoscimenti ben oltre i confini cinesi. Un percorso che il pubblico milanese potrà conoscere attraverso una selezione di opere realizzate tra il 1992 e il 2007, tratte da alcune delle serie più significative della sua ricerca, tra cui “Eros of Flowers“, “Early Temptation” e “Self Extrication“.
Fotografia come racconto dell’esperienza umana
Le immagini di Xiao Hui Wang raccontano persone, corpi, relazioni e luoghi per affrontare questioni legate alla fragilità dell’esistenza, alla solitudine, al desiderio e alla capacità di resistere alle fratture della vita.
Come osserva Zhang Jianxing, presidente della Tianjin Photography Association, ciò che l’artista cattura attraverso l’obiettivo riguarda anche la dimensione interiore dei soggetti. Per questo, scrive il critico, “i fiori nelle foto di Xiao Hui Wang non sono fiori, l’acqua non è acqua, la nebbia non è nebbia”. Una definizione che restituisce la natura simbolica del suo lavoro.
Il trauma che diventa ricerca artistica
Una parte importante della sua produzione nasce da una vicenda personale che segna profondamente la sua esistenza. Nel 1991 un grave incidente stradale provoca la morte del marito e lascia l’artista seriamente ferita. Da quel momento il suo lavoro assume una nuova direzione.
La fotografia diventa uno strumento per interrogare il rapporto tra vita e morte, perdita e speranza, limite e libertà. Il curatore della mostra, Yinghao Kou, descriva “Liberazione e Rinascita” come una testimonianza della forza vitale e dell’emancipazione interiore maturata nel corso di decenni di attività artistica.
Anche gli autoritratti realizzati da Wang si inseriscono in questa ricerca. Lo storico dell’arte Gu Zheng li ha definiti “i più brutalmente onesti nella storia della fotografia”, sottolineando il livello di esposizione personale che caratterizza molte delle sue opere.
Una pioniera nella Cina degli anni Novanta
La mostra milanese offre anche l’occasione per rileggere il ruolo svolto dall’artista nella trasformazione culturale della Cina contemporanea. Già all’inizio degli anni Novanta Wang affrontò il tema del nudo artistico in un contesto nel quale la rappresentazione del corpo rimaneva fortemente condizionata da restrizioni culturali e sociali.
Una scelta che contribuì a ridefinire i confini della fotografia contemporanea cinese e che ancora oggi rappresenta uno degli aspetti più significativi del suo percorso. Non sorprende che il suo lavoro sia stato accolto in importanti contesti internazionali e che il suo nome sia diventato un punto di riferimento per diverse generazioni di artisti.
