18 Agosto 2026
/ 18.08.2026

Quando il gioco diventa una dipendenza anche per i cani

Una ricerca pubblicata su Scientific Reports individua in alcuni cani comportamenti simili alle dipendenze umane. Sotto osservazione soprattutto le razze selezionate per il lavoro, come Border Collie e Malinois

Che un cane impazzisca davanti a una pallina è cosa nota. Ma cosa succede quando quell’entusiasmo supera il semplice divertimento e diventa una ricerca incontrollabile dell’oggetto, al punto da ignorare il cibo, il proprietario e perfino il dolore? È la domanda a cui prova a rispondere uno studio pubblicato su Scientific Reports, firmato da ricercatori dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna e dell’Università di Berna.

La ricerca documenta, per la prima volta in modo sistematico, l’esistenza di comportamenti che ricordano quelli osservati nelle dipendenze comportamentali umane, come il gioco d’azzardo patologico o la dipendenza da videogiochi.

I segnali osservati dai ricercatori

Gli studiosi hanno esaminato 105 cani tra uno e dieci anni già noti per avere una forte motivazione al gioco. Attraverso test comportamentali e questionari compilati dai proprietari hanno valutato elementi tipici delle dipendenze: desiderio compulsivo, perdita di autocontrollo, incapacità di distogliere l’attenzione e persistenza del comportamento nonostante conseguenze negative.

In 33 soggetti sono emersi tratti particolarmente marcati. Alcuni animali continuavano a fissare il giocattolo anche quando non era raggiungibile, trascuravano il cibo e le interazioni sociali e rimanevano agitati a lungo dopo la sua rimozione. Come spiegano gli autori, “alcuni cani continuavano a voler giocare anche quando erano visibilmente esausti o presentavano piccole ferite”, un comportamento che richiama uno dei criteri fondamentali delle dipendenze: proseguire un’attività nonostante i danni che provoca.

La genetica conta

Lo studio mette però un importante punto fermo: il campione non rappresenta la popolazione canina nel suo complesso. I ricercatori avevano infatti selezionato animali con una predisposizione al gioco molto elevata. Non sorprende, quindi, che tra i soggetti fossero sovrarappresentati Malinois, Border Collie e Labrador Retriever, razze da lavoro nelle quali, da decenni, l’uomo seleziona individui con forte motivazione al riporto e al gioco.

Secondo gli autori, proprio questa selezione potrebbe aver favorito, almeno in alcuni individui, una spiccata tendenza alla fissazione verso il giocattolo.

Un campanello d’allarme anche per i proprietari

Il risultato più interessante va oltre la curiosità scientifica. Lo studio invita infatti a distinguere tra un cane che ama giocare e uno che non riesce più a interrompere quell’attività. La differenza non sta nell’intensità del gioco, ma nella perdita di flessibilità del comportamento.

Per chi vive con queste razze il messaggio è chiaro: una motivazione elevata al gioco è spesso un pregio nell’addestramento e nel lavoro, ma può diventare un problema se non viene accompagnata da autocontrollo, pause e adeguata stimolazione mentale. Non ogni cane che rincorre ossessivamente una pallina è “dipendente”. Ma ignorare i segnali di una possibile compulsione rischia di compromettere il suo benessere.

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