Il 21 giugno 2026 la temperatura media della superficie del mare a livello globale ha toccato i 21,0 °C, secondo le rilevazioni del servizio Copernicus sui cambiamenti climatici (C3S) e del servizio Copernicus marino (CMEMS). Il dato supera di 0,1 °C i precedenti massimi del 2023 (20,83 °C) e del 2024 (20,86 °C): mai, da quando esistono le serie satellitari, gli oceani erano stati così caldi in questo periodo dell’anno. Un decimo di grado in più può sembrare una variazione minima, ma per una massa d’acqua estesa quanto gli oceani corrisponde a una quantità enorme di energia termica in eccesso.

Dall’inizio del 2026 l’82% della superficie oceanica è stata vittima di ondate di calore marine, fenomeni di innalzamento anomalo e prolungato della temperatura dell’acqua. Quasi la metà degli oceani ha attraversato ondate intense o estreme, con Pacifico tropicale e Mar Mediterraneo tra le aree più colpite. Si tratta di un fenomeno che ha coinvolto la quasi totalità delle acque del Pianeta nell’arco di soli sei mesi.
Il Mediterraneo epicentro
Il bacino mediterraneo, relativamente chiuso e sensibile alle oscillazioni atmosferiche, ha registrato ondate di calore marine sul 98% della sua superficie nella prima metà dell’anno, con un picco di 24,34 °C a giugno. Nel Mediterraneo nord-occidentale, l’Istituto di Scienze Marine (CSIC) di Barcellona ha misurato un’anomalia di 5,2 °C sopra la media stagionale, il valore più alto mai rilevato per l’area, legato all’ondata di calore che ha investito l’Europa nelle stesse settimane. Sono numeri che si traducono in effetti visibili: dalle temperature notturne più alte sulle coste alla sofferenza della fauna marina.
Un oceano più caldo, inoltre, cede più energia all’atmosfera, alimenta l’evaporazione e aumenta il rischio di piogge intense. Contribuisce all’innalzamento del livello del mare e mette sotto pressione gli ecosistemi: coralli, gorgonie, ricci di mare e molluschi sono le prime vittime delle morie legate alle ondate di caldo prolungate.
Un El Niño atteso
Il 2 giugno l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha dichiarato l’avvio di un episodio di El Niño nel Pacifico equatoriale, la cui intensità, secondo i modelli del C3S, potrebbe raggiungere livelli che non si registravano da decenni. “Le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase, che ci condurrà, ancora una volta, in un territorio inesplorato”, ha dichiarato Carlo Buontempo, direttore del servizio Copernicus sui cambiamenti climatici.
Simon van Gennip, capo oceanografo del servizio Copernicus marino, ha indicato Mediterraneo, Atlantico centro-settentrionale e Pacifico equatoriale come le aree critiche del semestre: “Questi segnali regionali delineano un quadro coerente di un oceano sottoposto a stress termico prolungato”.
Le proiezioni dell’ONU
Il dato arriva a un mese da una valutazione dell’ONU che ha definito quella degli oceani una crisi “sempre più grave”. Le Nazioni Unite stimano al 91% la probabilità che uno dei prossimi cinque anni superi la soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi, e all’86% la probabilità che un anno superi il 2024 come il più caldo mai registrato.
Friederike Otto, climatologa dell’Imperial College di Londra, avverte che un periodo prolungato sopra 1,5 °C espone a “eventi meteorologici estremi che superano qualsiasi cosa sperimentato in passato”. Otto invita a non attribuire tutto il peso a El Niño: “Va e viene. Il cambiamento climatico, al contrario, peggiora finché non smettiamo di bruciare combustibili fossili”.
Gli oceani assorbono circa il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni di gas serra. Ogni nuovo record, spiegano da Copernicus, è il segnale di un sistema che continua ad accumulare energia, con effetti, su meteo, coste ed ecosistemi, che si misureranno anche nei mesi a venire.
