Una nuova mappa di Roma racconta dove il caldo pesa di più e dove è ancora possibile trovare ombra, acqua e qualche grado in meno. È da questa geografia, sempre più determinante nella vita quotidiana dei cittadini, che prende forma il primo Piano Caldo di Roma Capitale, una strategia che affronta il surriscaldamento urbano come una questione di salute pubblica, pianificazione e qualità dello spazio urbano.
I numeri spiegano perché il tema non possa più essere considerato un’emergenza stagionale. Nel 2024 la temperatura media della città ha raggiunto 19,7 gradi, 2,5 gradi oltre la media climatica del periodo 1991-2020. Nel 2025 si sono registrati 103 giorni con temperature superiori ai 30 gradi, 41 giornate oltre i 35 gradi e 101 notti tropicali, mentre i giorni di gelo sono ormai scomparsi. Nei quartieri più edificati l’effetto “isola di calore” mantiene elevate le temperature anche durante la notte, aggravando i rischi per la salute e riducendo la vivibilità degli spazi pubblici.
Una rete diffusa di luoghi freschi
Il Piano mira a costruire una rete cittadina di rifugi climatici, spazi pubblici dove trascorrere le ore più calde in condizioni di maggiore comfort. La mappa comprende complessivamente 676 luoghi, tra aree all’aperto ed edifici climatizzati, a cui si aggiungono fontanelle e case dell’acqua. Attraverso la piattaforma dedicata è possibile individuare il rifugio più vicino, verificarne orari di apertura, accessibilità e servizi disponibili.
La rete comprende parchi, biblioteche, musei, centri anziani, piscine comunali, cortili e altri spazi pubblici distribuiti nei quartieri. L’obiettivo è offrire un punto di ristoro durante le giornate più calde e costruire un’infrastruttura urbana capace di ridurre gli effetti del caldo sulle persone più esposte.
Dall’emergenza alla trasformazione urbana
Accanto ai servizi rivolti agli anziani, alle persone senza dimora e ai cittadini più fragili, il Piano individua una serie di interventi permanenti: depavimentazione di strade e piazze, incremento del patrimonio arboreo, nuovi spazi ombreggiati, monitoraggio climatico e riqualificazione degli spazi pubblici. Secondo Roma Capitale, in alcune aree completamente asfaltate la combinazione di alberature, superfici permeabili e sistemi di ombreggiamento può ridurre la temperatura percepita anche di oltre dieci gradi.
Su questa stessa prospettiva si inserisce anche RESPIRO, progetto coordinato dalla Sapienza che propone di censire e valorizzare i rifugi climatici esistenti e di individuare quelli potenziali: piazze, cortili e aree pubbliche che, con interventi relativamente contenuti – nuove alberature, superfici drenanti, ombreggiamento e arredi – potrebbero diventare luoghi di sollievo durante le ondate di calore. L’iniziativa, sviluppata insieme al Municipio VIII e a Legambiente, punta a trasformare lo spazio pubblico in un’infrastruttura ambientale diffusa e accessibile.
La sfida, del resto, riguarda ormai il funzionamento stesso della città. Il caldo influisce sulla salute, aumenta la domanda di energia, mette sotto pressione infrastrutture e servizi e colpisce con maggiore intensità i quartieri dove il verde è scarso e la vulnerabilità sociale è più elevata. Per questo il Piano Caldo propone di fare adattare progressivamente Roma a un clima che, secondo le evidenze scientifiche, è già cambiato.
