9 Luglio 2026
/ 9.07.2026

La corsa al petrolio non si ferma: così le compagnie fossili allontanano gli obiettivi climatici

Secondo il TPI Global ClimateTransition Centre, undici grandi compagnie prevedono di aumentare la produzione di petrolio e gas del 14% entro il 2030, in contrasto con gli obiettivi climatici

La distanza tra gli impegni climatici dichiarati dalle grandi compagnie petrolifere e le loro strategie industriali continua ad ampliarsi. È quanto emerge dal rapporto Transition Planning 2026 del TPI Global ClimateTransition Centre della London School of Economics, che analizza i piani di decarbonizzazione di sedici tra i maggiori gruppi mondiali del settore. Tra le undici aziende che rendono pubbliche le proprie previsioni produttive, petrolio e gas sono destinati ad aumentare in media del 14% entro il 2030, passando da 22,9 a 26,16 milioni di barili equivalenti al giorno. Una traiettoria che ci allontana dagli scenari compatibili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Obiettivi climatici e investimenti

Il rapporto evidenzia una contraddizione sempre più marcata. Molte compagnie continuano ad annunciare obiettivi di neutralità climatica e programmi di riduzione delle emissioni, ma molto più raramente illustrano piani dettagliati, con investimenti, risorse e cronoprogrammi verificabili, in grado di dimostrare come tali traguardi saranno raggiunti. Secondo i ricercatori, nel settore petrolifero manca ancora un’evidenza concreta di una reale transizione dal business dei combustibili fossili verso soluzioni energetiche a basse emissioni.

A pesare è anche la scarsa trasparenza sugli investimenti. Solo quattro società – BP, Eni, Equinor e OMVpubblicano informazioni sia sulla spesa attuale sia su quella futura destinata alle attività low carbon. Per il TPI, proprio l’allocazione del capitale resta uno dei principali punti deboli delle strategie di transizione, rendendo difficile valutare quanto gli obiettivi climatici siano realmente sostenuti da investimenti coerenti.

Anche sul fronte della diversificazione i progressi appaiono limitati. Nessuna delle compagnie che ha fissato obiettivi quantitativi per aumentare la produzione di energia a basse emissioni prevede infatti una crescita sufficiente ad allinearsi agli scenari climatici di riferimento. Secondo i calcoli del TPI, entro il 2030 la quota massima di energia low carbon arriverebbe appena al 5% della produzione energetica complessiva.

Una rotta ancora lontana

L’analisi evidenzia inoltre che la crescita programmata supera perfino lo scenario Current Policies dell’Agenzia internazionale dell’energia, che stima un aumento della domanda globale di petrolio e gas del 5,9% tra il 2024 e il 2030. Secondo gli autori del rapporto, questo suggerisce che molte compagnie puntino ad accrescere la propria quota nel mercato mondiale degli idrocarburi, anziché prepararsi a una progressiva riduzione dell’estrazione.

In questo quadro si inserisce anche la riflessione pubblicata dal Guardian. “Per allinearsi all’obiettivo dell’Accordo di Parigi (…) non possono esserci nuovi progetti di esplorazione o sviluppo di petrolio e gas a lungo termine”, ricorda il quotidiano citando la posizione dell’Agenzia internazionale dell’energia. Eppure gli elevati prezzi del greggio, sostenuti anche dalle tensioni geopolitiche, stanno rafforzando gli utili del settore e alimentando nuovi investimenti nell’estrazione.

Il rapporto del TPI suggerisce così che il vero banco di prova della transizione energetica siano le scelte industriali. Finché produzione e investimenti continueranno a privilegiare petrolio e gas, la distanza tra gli obiettivi climatici e le strategie delle grandi compagnie resterà uno dei principali ostacoli alla decarbonizzazione.

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