9 Luglio 2026
/ 8.07.2026

Laghi italiani sotto pressione: dieci bacini a rischio

Crisi climatica, inquinamento e attività umane minacciano gli ecosistemi lacustri del Paese. Il nuovo report di Legambiente e undici proposte al Governo

I laghi italiani si stanno trasformando a una velocità sorprendente: si abbassano, si scaldano e perdono la capacità di autoregolarsi. A fotografare questa crisi è il report di Legambiente “Laghi sotto pressione”, presentato insieme alla campagna Goletta dei Laghi. Sotto osservazione dieci bacini, dal lago Maggiore al Trasimeno, dai laghi laziali di Albano e Nemi al Pergusa, in Sicilia. Il quadro peggiore è al Nord, seguito da centro e sud.

Il caso più critico

Nel settentrione i più provati sono Maggiore, Lario e Iseo: laghi regolati, usati d’estate per l’irrigazione. Il Maggiore ha ceduto 43 milioni di metri cubi d’acqua rispetto a fine giugno, con un riempimento al 5 luglio del 40%. Il Lario è sceso di oltre 22 cm, fermandosi al 41%, mentre l’Iseo è al 35%. In salita anche le temperature: secondo Copernicus, nel 2025 l’acqua del Maggiore è stata di 0,75°C sopra la media 1995-2020, con anomalie anche per Como (0,64°C) e Iseo (0,3°C). Acque più calde significano meno ossigeno e più squilibri per gli ecosistemi.

Al centro il caso più critico è il Trasimeno, sceso di 169 cm rispetto allo zero idrometrico, con limitazioni alla navigazione. Poco profondo e privo di emissari, dipende da un bilancio idrico fragile: il calo dei volumi favorisce salinizzazione ed eutrofizzazione. Preoccupa anche la qualità delle acque: i PFAS, gli “inquinanti eterni”, sono stati rilevati in Maggiore, Trasimeno e Lario, e da maggio rientrano tra le sostanze da monitorare grazie a una nuova direttiva Ue.

Una crisi di lungo corso

Anche i laghi vulcanici di Albano e Nemi, nel Lazio, raccontano una crisi di lungo corso: negli ultimi quarant’anni hanno perso oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore ai 6 metri e falde profonde ormai impoverite. Al sud resta alta l’allerta sul Pergusa, in passato più volte vicino al disseccamento. Non mancano però le buone pratiche: sul lago Maggiore i sistemi di depurazione coprono il 90% del bacino, mentre l’Orta, un tempo tra i laghi più acidificati al mondo, è tornato a vivere grazie a un monitoraggio costante.

Si tratta di un patrimonio prezioso: in Italia 119 laghi sono legati a siti Natura 2000, 93 ad aree per l’acqua potabile e 43 ad acque di balneazione. Eppure, secondo l’ISPRA, circa due terzi dei bacini italiani risultano fortemente modificati, segno di una pressione umana ormai strutturale. Preoccupano anche i laghi d’alta quota, oltre i 1500 metri: in Valle d’Aosta, tra il 2006 e il 2015, il numero dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con circa 170 nuovi bacini, effetto diretto del ritiro dei ghiacciai.

“Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni sono due pilastri centrali e integrati per la tutela dei laghi”, spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. L’associazione chiede al Governo undici interventi tra cui: risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento; una regia unica alle Autorità di bacino; più depurazione; riuso delle acque; stop al consumo di suolo; meno pesticidi. A pesare, ricorda l’associazione, è anche la procedura d’infrazione arrivata a gennaio 2026 per il mancato recepimento della Direttiva quadro sulle acque. Perché un lago in salute è la migliore assicurazione che un territorio possa stipulare contro il clima che cambia.

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