21 Luglio 2026
/ 20.07.2026

Sono 81 gli orsi marsicani nell’Appennino centrale

Presentati i risultati del più ampio monitoraggio genetico mai realizzato sulla sottospecie. Emergono segnali di espansione oltre l’area storica, ma restano le criticità legate alla frammentazione degli habitat

Ottantuno orsi bruni marsicani distribuiti su oltre 6 mila chilometri quadrati dell’Appennino centrale. È questa la fotografia più aggiornata della sottospecie endemica italiana, scattata dal monitoraggio genetico presentato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e da ISPRA, il più ampio mai realizzato sull’orso marsicano.

L’analisi ha stimato una popolazione di 43 femmine e 38 maschi. Secondo gli esperti, il numero reale totale potrebbe oscillare tra 73 e 88 esemplari. Un dato che conferma una situazione di sostanziale stabilità rispetto alle precedenti rilevazioni.

Oltre il Parco

Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la sua Zona Contigua restano il principale bastione dell’orso marsicano, dove la popolazione appare stabile o in lieve aumento rispetto alla stima del 2014. La novità più significativa riguarda però le aree periferiche dell’areale, dove sono stati censiti circa 16 esemplari.

La presenza di questi animali conferma un lento ma progressivo processo di espansione verso nuovi territori, un passaggio considerato fondamentale per il futuro della sottospecie. La crescita numerica, infatti, da sola non basta: perché possa consolidarsi è necessario che gli orsi riescano a muoversi tra aree diverse senza trovare ostacoli insormontabili.

La sfida dei corridoi ecologici

È proprio qui che emergono le principali criticità. Secondo quanto evidenziano MASE e ISPRA, il processo di espansione dovrà fare i conti con la frammentazione degli habitat, il degrado dei corridoi ecologici e la crescente presenza di attività umane nelle aree esterne ai confini del Parco.

I corridoi ecologici rappresentano i collegamenti naturali che consentono agli animali di spostarsi tra ambienti idonei, favorendo gli scambi tra individui e la progressiva colonizzazione di nuovi territori. La loro tutela viene indicata come uno degli elementi decisivi per garantire la sopravvivenza a lungo termine dell’orso marsicano, ancora oggi classificato tra le sottospecie più minacciate d’Europa.

Il monitoraggio più esteso mai realizzato

Il censimento è stato finanziato attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nell’ambito del progetto DigitAP dedicato alla digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Il lavoro ha coinvolto MASE, ISPRA, Parchi nazionali e regionali, Regioni, Carabinieri Forestali, reti di monitoraggio dell’orso marsicano, associazioni ambientaliste e i laboratori incaricati delle analisi genetiche.

La raccolta dei campioni è avvenuta con tecniche non invasive, attraverso peli ed altri campioni biologici prelevati sul territorio. Le analisi genetiche hanno permesso di identificare i singoli individui e ottenere una stima molto più accurata rispetto ai tradizionali sistemi di monitoraggio.

Come sottolineano MASE e ISPRA, i risultati “non offrono solo un aggiornamento numerico”, ma forniscono indicazioni operative per orientare le future politiche di conservazione. A partire dal rafforzamento del Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano (PATOM), l’obiettivo sarà consolidare l’espansione della specie conciliando la tutela della biodiversità con le attività economiche e la presenza delle comunità locali. Per l’orso marsicano, oggi, la sfida non riguarda soltanto il numero degli esemplari, ma la capacità dell’Appennino di restare un territorio connesso, capace di garantire spazio e continuità a una delle specie simbolo della fauna italiana.

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