22 Luglio 2026
/ 21.07.2026

La Ue: “raddoppiamo la quota elettrica dei consumi entro il 2040”

Bruxelles accelera sull’elettrificazione e rivede il mercato del carbonio: obiettivo 46% di quota elettrica sul totale dei consumi energetici entro il 2040 e oltre 200 miliardi di euro di investimenti attesi per la decarbonizzazione

La nuova partita energetica europea si gioca sugli elettroni. La Commissione europea ha presentato un piano d’azione per l’elettrificazione dell’economia e una revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) con un doppio obiettivo: ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e dare nuova spinta alla competitività dell’industria.

La strategia parte da un dato che fotografa una contraddizione del percorso europeo verso la neutralità climatica: oggi circa il 70% dell’elettricità consumata nell’Unione europea viene prodotta da fonti energetiche rinnovabili interne, ma la quota di energia utilizzata sotto forma di elettricità nei diversi settori economici è ferma al 23% da circa dieci anni.

Secondo Bruxelles, questa percentuale dovrà salire fino al 46% entro il 2040. Il risultato atteso è una riduzione della spesa europea per l’importazione di combustibili fossili stimata in 260 miliardi di euro all’anno.

Dalla sicurezza energetica alla trasformazione industriale

Il piano nasce anche dalla pressione esercitata negli ultimi anni dalle crisi energetiche e geopolitiche. L’aumento dei prezzi del gas ha mostrato la vulnerabilità di un sistema ancora fortemente legato alle importazioni, mentre molte imprese europee hanno dovuto affrontare costi energetici più elevati rispetto ai concorrenti internazionali.

La Commissione propone quindi di accelerare il passaggio verso tecnologie elettriche nei settori dove il consumo energetico è maggiore: industria, trasporti ed edifici. “Il modo migliore per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dai combustibili fossili è alimentare la nostra economia con elettricità proveniente da fonti pulite e autoctone”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, spiegando che il piano rappresenta anche “un piano di investimenti e di indipendenza”.

Tra gli interventi previsti c’è la riduzione degli ostacoli economici che oggi frenano l’elettrificazione. In molti Paesi europei, infatti, il prezzo dell’elettricità resta superiore rispetto a quello del gas, rendendo meno conveniente per famiglie e imprese il passaggio a pompe di calore, veicoli elettrici o processi industriali alimentati da energia elettrica.

Il nodo delle reti e dei costi

La trasformazione richiede però infrastrutture adeguate. La Commissione sottolinea che i tempi lunghi per i nuovi allacciamenti alla rete e la capacità ancora insufficiente di integrare nuovi consumi rappresentano uno dei principali freni alla transizione.

Il piano punta anche su una maggiore diffusione dei contatori intelligenti, sulla possibilità per gli Stati membri di ridurre alcune tariffe di rete per specifiche categorie di consumatori e sulla revisione della tassazione dell’energia, con l’obiettivo di evitare che l’elettricità venga penalizzata rispetto al gas.

Nel settore domestico Bruxelles evidenzia alcuni potenziali vantaggi economici: secondo le stime contenute nel piano, il passaggio da una caldaia a gas a una pompa di calore potrebbe ridurre fino al 60% il costo medio del riscaldamento per le famiglie europee, mentre un’auto elettrica a batteria può arrivare a garantire un risparmio fino al 78% rispetto a un veicolo equivalente alimentato con combustibili fossili.

La nuova fase dell’ETS

Parallelamente all’elettrificazione, la Commissione interviene sul principale strumento europeo di riduzione delle emissioni industriali: il sistema ETS, operativo dal 2005.

Finora il mercato europeo della CO₂ ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, contribuendo secondo Bruxelles alla riduzione del 50% delle emissioni nei settori coinvolti. La revisione proposta punta a trasformarlo maggiormente in uno strumento di investimento per la decarbonizzazione industriale.

Il nuovo assetto prevede una traiettoria più graduale di riduzione delle quote disponibili, con un fattore di riduzione lineare del 3,7% tra il 2031 e il 2035 e dell’1,7% tra il 2036 e il 2040. È prevista inoltre la possibilità di utilizzare fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità nel periodo 2036-2040.

Il capitolo finanziario è centrale: la futura Banca per la decarbonizzazione industriale dovrebbe mobilitare 100 miliardi di euro per sostenere grandi progetti industriali, mentre il Fondo per l’innovazione ETS continuerà a finanziare tecnologie pulite nelle prime fasi commerciali. Gli Stati membri dovranno inoltre destinare almeno il 50% delle entrate nazionali derivanti dall’ETS agli investimenti per la decarbonizzazione.

“Il sistema EU ETS ha dimostrato che la fissazione di un prezzo per il carbonio funziona”, ha affermato il commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra. “La proposta odierna riunisce tre obiettivi chiave: azione per il clima, competitività e indipendenza”.

La sfida è trasformare gli annunci in capacità industriale

Il piano europeo individua una direzione precisa: spostare progressivamente il baricentro energetico dell’economia dalle fonti fossili importate all’elettricità prodotta internamente, soprattutto da rinnovabili.

Il passaggio decisivo sarà però nella capacità di realizzare infrastrutture, aumentare la produzione di tecnologie pulite e accompagnare le imprese nei processi di trasformazione. L’elettrificazione richiede investimenti, competenze e tempi industriali compatibili con gli obiettivi climatici.

Per Bruxelles la transizione energetica diventa così anche una politica industriale. La riduzione delle emissioni passa dalla capacità europea di produrre, distribuire e utilizzare energia rinnovabile su larga scala, senza perdere terreno nella competizione globale.

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