La Spagna ha deciso di affidare alla scienza un posto più stabile nelle proprie politiche sul cambiamento climatico. Il Consiglio dei ministri ha approvato la creazione del Gruppo consultivo scientifico sull’azione contro i cambiamenti climatici, organismo che dovrà produrre analisi indipendenti e indicazioni utili al governo, anche nelle situazioni di crisi.
La decisione arriva mentre il Paese sta facendo i conti con una stagione degli incendi fuori scala. Al 2026, secondo gli ultimi dati del Ministero per la Transizione ecologica, sono già 172.396 gli ettari di superficie forestale interessati dagli incendi. Una superficie pari a quasi metà di quella bruciata complessivamente nel 2025.
Il caso più grave è quello di Ávila, dove un incendio ha devastato oltre 77 mila ettari, diventando il più esteso mai registrato nella storia della Spagna. Gli incendi hanno provocato oltre 63 mila evacuazioni, mentre altre 35 mila persone sono rimaste confinate nelle proprie abitazioni. Il costo delle sole attività di spegnimento potrebbe raggiungere 3,275 miliardi di euro.
Dalla ricerca ai protocolli
Il nuovo organismo avrà un il compito di mettere conoscenze scientifiche e decisioni pubbliche in comunicazione più diretta. Dovrà elaborare relazioni sulle evidenze disponibili, proporre protocolli di risposta e costruire “scenari futuri derivanti dai cambiamenti climatici”.
Le analisi potranno essere richieste dai diversi dipartimenti governativi sia nella gestione ordinaria sia durante “crisi ed emergenze”. Il fine è rafforzare l’uso delle competenze scientifiche nella definizione delle politiche pubbliche.
A occuparsi degli studi sarà un consiglio composto da dieci ricercatori di riconosciuta fama. Le competenze previste coprono climatologia, ecologia, geografia, risorse idriche, agricoltura sostenibile, salute, ambiente marino, ingegneria per la transizione ecologica, diritto ambientale, sociologia ambientale e scienze comportamentali.
È una composizione che riflette la natura ormai trasversale della crisi climatica. Acqua, salute, agricoltura, coste, ecosistemi e infrastrutture sono pezzi dello stesso problema e richiedono competenze diverse per essere analizzati.
Il Ministero della Scienza, dell’Innovazione e delle Università parla di analisi “indipendenti, rigorose e multidisciplinari”. Il gruppo dovrebbe iniziare a lavorare in autunno, dopo la selezione degli esperti prevista durante l’estate.
Un progetto nato prima degli incendi
La nuova struttura non nasce come risposta improvvisata all’estate degli incendi. È infatti il primo pilastro del Patto di Stato sull’emergenza climatica, presentato dal governo nel settembre 2025. Secondo l’esecutivo, il progetto è stato successivamente definito attraverso un percorso partecipativo che ha raccolto quasi 4mila contributi da circa 1.300 soggetti.
Ora il passaggio decisivo sarà l’utilizzo concreto delle informazioni prodotte dal panel. Un rapporto scientifico può indicare rischi, probabilità e scenari; sono poi le istituzioni a decidere quali misure adottare, con quali tempi e quali risorse.
È qui che l’esperimento spagnolo diventa interessante anche oltre i confini nazionali. La politica climatica riguarda gli obiettivi fissati al 2030 o al 2050 ma anche ciò che è successo questa estate nei boschi, nelle campagne, nelle città e lungo le coste, e di quanto quelle emergenze costino in vite, territori e denaro pubblico. La Spagna prova quindi a rendere strutturale il passaggio tra ciò che la ricerca sa e ciò che le istituzioni fanno. Il primo risultato da osservare non sarà il numero di rapporti prodotti, ma quali decisioni quei rapporti riusciranno a cambiare.
