4 Settembre 2026
/ 4.09.2026

Zanzare tropicali: da Londra all’Italia, la mappa cambia

Per la prima volta una zanzara tropicale si riproduce nel Regno Unito. È l’ultimo segnale di un fronte che avanza verso nord: in Europa i focolai locali di chikungunya non sono mai stati così numerosi e l’Italia guida il continente per casi di West Nile

C’è una notizia che, fino a pochi anni fa, sarebbe suonata come fantascienza: una zanzara dei tropici che depone le uova e si riproduce alla latitudine di Londra. È successo davvero. All’inizio di settembre le autorità sanitarie britanniche hanno confermato di aver trovato larve e adulti di Aedes aegypti – la zanzara della febbre gialla, vettore di dengue, chikungunya e Zika – in alcune abitazioni della zona est della capitale. Non era mai accaduto nel Regno Unito. Il rischio immediato per la popolazione, assicurano gli esperti, resta molto basso: nessun contagio accertato e insetti che difficilmente supereranno l’inverno. Ma il segnale è chiaro.

La mappa che cambia

Quel ritrovamento è la punta più avanzata di un fenomeno che riguarda tutta l’Europa. La zanzara tigre (Aedes albopictus), che dell’aegypti è la cugina più adattabile ai climi temperati, è ormai stabilmente presente in sedici Paesi e in quasi quattrocento regioni: dieci anni fa erano poco più di cento. Con l’insetto viaggiano anche i virus. Nel 2025 il continente ha registrato il numero più alto di focolai locali di chikungunya mai censito, compreso il primo caso autoctono in Alsazia, nel nord-est della Francia, un’area che fino a ieri sembrava al riparo.

Il fronte italiano

Non serve guardare oltremanica per capire che qualcosa si è mosso. La zanzara tigre è arrivata in Italia negli anni Novanta e oggi occupa gran parte della penisola, risalendo verso nord e verso le quote più alte: è la specie che può innescare la trasmissione locale di dengue e chikungunya, come ha mostrato il record francese del 2025.

Su un fronte parallelo corre il West Nile – portato però da un’altra zanzara- per il quale l’Italia è quest’anno il Paese più colpito d’Europa: oltre quattrocento casi confermati dall’inizio della stagione, all’interno di un’ondata che l’agenzia sanitaria europea ha registrato in una dozzina di Paesi, dalla Grecia alla Spagna.

Perché succede

Dietro l’avanzata c’è soprattutto il cambiamento climatico. Inverni più miti permettono a uova e adulti di sopravvivere dove un tempo il freddo faceva piazza pulita; estati lunghe e roventi allungano la finestra in cui le zanzare pungono e i virus circolano, in certe aree fino a quattro-sei mesi. A questo si aggiungono i viaggi internazionali, che importano i patogeni dai Paesi endemici, e le città stesse, dove sottovasi, tombini e ristagni d’acqua offrono asili ideali alla deposizione delle uova. È la combinazione che l’agenzia europea per il controllo delle malattie ha battezzato la “nuova normalità”: stagioni di trasmissione più lunghe e più intense.

Il rischio e le difese

È bene precisare che contrarre dengue o chikungunya la trasmissione autoctona di dengue e chikungunya in Italia rimane episodica e circoscritta, ma gli episodi degli ultimi anni mostrano che non è più un rischio soltanto teorico. Inoltre è il trend a preoccupare, ed è per questo che la partita si gioca sulla prevenzione. Da un lato la sorveglianza sanitaria, con le trappole che intercettano le specie invasive e gli interventi mirati per distruggere le larve; dall’altro i piccoli gesti quotidiani, che valgono più di quanto si creda: svuotare i sottovasi, coprire i bidoni, non lasciare acqua ferma su balconi e terrazzi. Perché il fronte, ormai, non è più soltanto ai tropici.

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