Nell’estate del 2022, il fiume Po ha registrato portate tra le più basse degli ultimi settant’anni. In parallelo, quattordici province del Nord Italia dichiaravano stati di crisi idrica, i Comuni della pianura padana razionavano l’acqua potabile e gli agricoltori registravano perdite rilevanti sui raccolti di mais e riso. Tre tipi di crisi, tre livelli di risposta necessari, tre comunicati stampa che usavano la stessa parola: “siccità”. L’ISPRA classifica la siccità in quattro categorie distinte, ciascuna con cause, tempi di sviluppo e misure di risposta diverse. Il discorso pubblico ne usa una sola.
La siccità meteorologica è un deficit prolungato di precipitazioni rispetto alla media storica di un territorio: è la madre degli altri tipi e si misura attraverso l’indice SPI (Standardized Precipitation Index), adottato dall’Osservatorio Europeo sulla Siccità del JRC e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. La siccità idrologica si sviluppa quando il deficit meteorologico si accumula nel tempo fino a ridurre i flussi dei corsi d’acqua, le riserve negli invasi e le falde acquifere: richiede settimane o mesi in più per manifestarsi, e può persistere anche dopo il ritorno delle precipitazioni. La siccità agricola riguarda l’umidità disponibile nel suolo a profondità di radice: può verificarsi senza siccità meteorologica, se la domanda di irrigazione supera la disponibilità idrica locale, o senza siccità idrologica, se le infrastrutture di distribuzione non funzionano. L’ISPRA aggiunge una quarta categoria, la siccità socio-economica, che descrive lo squilibrio tra domanda e disponibilità idrica a scala di sistema.
La distinzione non è tassonomica: è operativa. La siccità meteorologica richiede previsioni stagionali e pianificazione del territorio. Quella idrologica richiede gestione degli invasi, dei prelievi e dei deflussi minimi garantiti. Quella agricola richiede aggiornamento dei sistemi di irrigazione, selezione varietale, strumenti assicurativi sui raccolti. Una dichiarazione di “stato di siccità” senza specificare quale tipo consente a ciascuna istituzione di interpretarla come preferisce. I Comuni applicano restrizioni agli usi civili quando il consumo agricolo nel bacino del Po assorbe oltre il 70% dei prelievi idrici locali, secondo i dati ISTAT-ISPRA.
Un’analogia aiuta. “Febbre” può indicare un’infezione batterica, una virale o una reazione infiammatoria. La temperatura è uguale nei tre casi. La terapia no: antibiotici, antivirali, o antinfiammatori. Un medico che prescrive la stessa terapia per qualsiasi febbre sopra i 38°C funziona per un sottoinsieme dei casi. Per gli altri prescrive la cosa sbagliata. Una dichiarazione di emergenza siccità senza diagnosi del tipo funziona allo stesso modo.
Il 2022 in Italia ha combinato tutte e tre le categorie in sequenza: il deficit di precipitazioni invernali e primaverili (meteorologica) ha alimentato una riduzione del deflusso del Po a valori storicamente minimi (idrologica), che ha poi ridotto la disponibilità di acqua per l’irrigazione nella pianura padana, causando perdite rilevanti nelle produzioni di mais, riso e soia (agricola). La Commissione europea ha attivato una clausola di emergenza per le misure di sviluppo rurale. Ma le misure di risposta immediate hanno privilegiato la gestione dei sintomi acuti senza distinguere le componenti strutturali, che richiedono interventi di scala diversa e tempi più lunghi.
L’Unione europea affronta la siccità principalmente attraverso la Water Framework Directive (2000/60/CE) e il Water Scarcity and Drought Expert Group. Il JRC pubblica l’European Drought Observatory con indicatori distinti per ciascuna categoria. In Italia, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC 2023) include azioni specifiche per ciascuna tipologia. Il sistema normativo ha già recepito le distinzioni. Il comunicato stampa di ogni estate no.
Va riconosciuto che nelle crisi acute le tre categorie co-occorrono, e la distinzione tecnica in ogni comunicazione pubblica introduce una complessità che può rallentare la percezione dell’urgenza. La risposta alla siccità del Po nel 2022 non avrebbe potuto aspettare che i meteorologi classificassero il tipo. Il punto non è sostituire “siccità” con tre termini tecnici in ogni titolo di giornale, ma che le misure di risposta, gli investimenti infrastrutturali e gli stanziamenti che seguono ogni dichiarazione dipendono da quale tipo di crisi si sta affrontando. Finanziare pozzi quando il problema è la riduzione del deflusso fluviale non aiuta a risolvere il problema.
Questa rubrica esplora le parole del clima il cui significato tecnico diverge dalla percezione comune. “Siccità” aggiunge un meccanismo diverso dagli articoli precedenti: non un singolo termine tecnico che perde precisione nel passaggio al linguaggio comune, ma una parola che nella scienza descrive quattro fenomeni distinti con cause e soluzioni diverse, e che nel discorso pubblico li fonde in uno. Il risultato è che ogni estate l’Italia dichiara un’emergenza e ogni autunno le infrastrutture idriche sono le stesse.
La prossima volta che leggete “emergenza siccità” in un comunicato istituzionale, la domanda è una: siccità meteorologica, idrologica o agricola? Se la misura annunciata non specifica quale, probabilmente non affronta nessuna delle tre con la precisione necessaria.
