Ha visto sparire la collina su cui sorgeva e ha rischiato di finire sotto i picconi del regime. Poi è rimasto chiuso per più di ottant’anni, a pochi metri dal Colosseo, mentre auto e turisti gli passavano accanto senza notarlo. Ora per Palazzo Silvestri-Rivaldi si apre la strada del recupero: sul tavolo ci sono oltre trenta milioni di euro stanziati dal ministero della Cultura e un’intesa con la Regione Lazio sugli aspetti patrimoniali.
L’annuncio è arrivato da Walter Tocci, consulente del sindaco Roberto Gualtieri per il Carme, nel giorno della presentazione della nuova via dei Fori Imperiali. Per Tocci il restauro sarà il più importante intervento culturale dell’area archeologica centrale nei prossimi anni. L’edificio diventerà un grande spazio espositivo dedicato all’arte romana, a due passi dal cuore monumentale della città.
Il disegno complessivo
Il recupero del palazzo si inserisce nel disegno complessivo del Carme, il progetto che ridisegna l’anello pedonale intorno ai Fori. Sulla carta è la riqualificazione di uno spazio pubblico, ma l’ambizione è più alta: cambiare il modo in cui i romani percepiscono e vivono quella parte di città. Il progetto punta a restituire confidenza con i monumenti antichi, a valorizzare un paesaggio scandito dai colli e a ricucire l’area con i quartieri intorno, riportando la storia dentro la vita di tutti i giorni. Tocci ha preso in prestito un’immagine classica: come la psiche conserva insieme i ricordi di un’intera esistenza, Roma custodisce gli strati di una storia millenaria, e può innovare solo se non si chiude nella contemplazione del passato.
In questo quadro Palazzo Rivaldi è un tassello di peso. Costruito tra il 1542 e il 1549 e attribuito alla bottega di Antonio da Sangallo il Giovane, fu abitato dai Medici e dai Colonna. Durante il fascismo la Velia, la sella che collegava il Palatino a Colle Oppio, venne demolita quasi per intero e l’edificio rischiò l’abbattimento. Si salvò, ma da allora è scivolato nell’oblio. Eppure all’interno conserva ancora molto: il piano nobile ospita tre grandi sale affrescate, con cicli dedicati alla gloria di Roma e a papa Paolo III Farnese.
Il futuro museo
Il Campidoglio intanto ha riaperto il belvedere Cederna, su ciò che resta della collina. Secondo Tocci potrebbe diventare l’ingresso del futuro museo. Resta da capire che cosa ci sarà dentro. Da anni negli ambienti culturali romani si parla del palazzo come possibile sede della collezione Torlonia, e l’ex ministro Dario Franceschini aveva avviato alcuni tentativi in questa direzione. Una decisione ufficiale non c’è ancora. Tocci non ha sciolto la riserva, ma ha indicato il finanziamento come un primo passo concreto. La partita, insomma, è di nuovo aperta.
