Lo Stretto di Hormuz trasformato in un collo di bottiglia, il greggio alle stelle, governi costretti a chiedere ai cittadini di consumare meno. In questa tempesta c’è chi ha retto meglio. Non per fortuna, ma per una scelta previdente: puntare sulla transizione energetica green e sull’auto elettrica. Secondo una nuova analisi del think tank Ember, tra marzo e agosto 2026 le flotte elettriche dei Paesi importatori di petrolio hanno evitato l’acquisto di circa 200 milioni di barili di greggio. Sono 20 miliardi di dollari rimasti a casa invece di andare ad aggravare la bilancia dei pagamenti.
Il risparmio maggiore va alla Cina, con 14 miliardi di dollari di petrolio non comprato. Gli Stati membri dell’Ue hanno risparmiato 3,1 miliardi, con Germania e Francia in testa. La Danimarca, su base annua, toglie già dal conto l’equivalente del 13% dei propri consumi petroliferi. “I Paesi che hanno investito nei veicoli elettrici prima di questa crisi oggi sono più protetti, e sono sempre di più quelli che li seguono”, osserva Euan Graham, analista senior di Ember.
Washington resta al palo
Il dato più sorprendente riguarda gli Stati Uniti. Dopo il taglio degli incentivi federali nel 2025, le auto completamente elettriche si sono fermate al 6% delle vendite di veicoli leggeri nei primi otto mesi del 2026. Dei 56 Paesi monitorati da Ember, 49 fanno meglio. Quindici hanno effettuato il sorpasso proprio quest’anno: tra questi India, Brasile, Malesia, Nuova Zelanda e Italia. Intanto in Giappone le vendite sono raddoppiate grazie a un aiuto sull’acquisto, mentre in Francia il leasing sociale ha portato la quota di auto a batteria oltre il 30%.
A livello globale le elettriche pure crescono dell’11%, mentre le ibride plug-in calano del 12% e le auto a combustione del 6%. Fuori da Cina e Stati Uniti la crescita arriva a circa il 45%. Oggi quasi un’auto nuova su cinque nel mondo va a batteria: il 18% delle vendite, contro il 16% di un anno fa.
Il conto del fossile
I numeri di Ember confermano quanto emerge da altri studi recenti. Secondo Irena (International Renewable Energy Agency), nel 2025 la capacità rinnovabile installata ha evitato circa 480 miliardi di dollari di spesa in combustibili fossili, e oltre il 90% dei nuovi impianti di grande taglia ha prodotto elettricità a un costo inferiore rispetto alla più economica alternativa fossile. L’agenzia definisce le rinnovabili un vero ammortizzatore geopolitico contro la volatilità dei prezzi. L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) conferma anche il dato sulle auto elettriche che a livello globale nel secondo trimestre 2026 sono cresciute, anche con un mercato complessivo in calo.
La differenza tra i due modelli sta tutta qui. Nello scenario fossile ogni crisi in un altro continente arriva puntuale alla pompa, in bolletta e nella bilancia commerciale. Nello scenario elettrico rinnovabile il carburante si produce in casa, da sole e vento, con costi stabili e prevedibili una volta costruito l’impianto. I vantaggi sono concreti: prezzi più stabili per famiglie e imprese, meno valuta pregiata spedita all’estero, aria più pulita nelle città. C’è anche un guadagno industriale. In India, nella prima metà del 2026, i costruttori nazionali Tata e Mahindra hanno coperto oltre il 60% delle vendite di auto elettriche. Il Brasile si candida a diventare un polo produttivo regionale.
