15 Ottobre 2026
/ 15.10.2026

Afganistan, affamati dalla siccità vendono le figlie

Nella provincia di Badghis, in Afghanista, anni di raccolti perduti e debiti hanno trasformato i matrimoni precoci in una strategia di sopravvivenza. Il reportage del Guardian racconta le storie di bambine promesse in sposa anche a due anni

Khatira ha 11 anni e scappa quando il suo futuro marito, che ne ha 20, va a trovarla. Da quando è stata promessa in sposa per ripagare i debiti della famiglia, ha smesso di uscire di casa. Sua madre, Noor Bibi, dice che la figlia piange spesso e vive con angoscia il matrimonio che l’attende.

La famiglia abitava in un villaggio rurale, dove il padre coltivava grano e allevava animali. La siccità ha compromesso queste attività, costringendola a trasferirsi a Qala-e-Naw, capoluogo della provincia di Badghis, nel nord-ovest dell’Afghanistan. La storia di Khatira è una delle testimonianze raccolte dalla fotografa Elise Blanchard in un reportage pubblicato dal Guardian.

I raccolti perduti e la spirale dei debiti

A Badghis, il 95% della popolazione dipende dall’agricoltura, alimentata dalle piogge, e dall’allevamento. Quando le precipitazioni scarseggiano, i raccolti diminuiscono e i pascoli non offrono foraggio sufficiente. Le famiglie perdono così cibo e reddito.

La siccità del 2018, descritta nel reportage come una crisi storica, ha accelerato gli spostamenti della popolazione. Dal 2021, le ripetute perdite dei raccolti hanno continuato a mettere in difficoltà agricoltori e allevatori. Migliaia di persone hanno lasciato i villaggi per cercare lavoro nelle città, spesso senza trovare entrate sufficienti.

Per alcune famiglie, la dote promessa per il matrimonio delle figlie diventa una risorsa per saldare i debiti, comprare cibo o pagare le cure mediche. A Khoshkian, un agricoltore ha perso sette raccolti di grano in otto anni e ha dato in sposa cinque figlie per somme comprese tra 90.000 e 150.000 afghani ciascuna, la moneta dell’Afghanistan, equivalenti a circa 1.200-2.000 euro.

Bambine promesse in sposa

Le testimonianze raccolte da Blanchard mostrano quanto presto possano iniziare questi accordi. Rubina ha due anni, Nazila cinque: entrambe sono già promesse in matrimonio. Zubaida, sei anni, accompagna il padre a raccogliere lattine e bottiglie da rivendere. Anche lei è stata promessa in sposa.

La dote viene spesso pagata a rate. Una volta completato il pagamento, la famiglia del futuro marito può chiedere che la ragazza si trasferisca nella nuova casa, in molti casi all’inizio della pubertà. Le conseguenze riguardano la salute, l’istruzione e la sicurezza delle minori. Le gravidanze precoci comportano rischi medici importanti; alle bambine vengono inoltre richieste responsabilità domestiche per le quali non sono preparate, con il rischio di subire violenze da parte dei suoceri.

Darellah ha 15 anni, è incinta e vive con un uomo di 30. La sua famiglia ha lasciato il villaggio nel 2018; le due sorelle, di nove e undici anni, sono a loro volta promesse in matrimonio. “Sono ancora una bambina… sposarmi a quest’età non può essere una buona decisione”, dice al Guardian.

Meno aiuti, meno alternative

La crisi colpisce anche le famiglie trasferite negli insediamenti per sfollati vicino a Herat, dove molti cercano assistenza umanitaria. Con l’esaurimento degli aiuti, diverse famiglie si ritrovano senza un reddito stabile e senza risorse per le spese essenziali.

Sara, che vive a Qala-e-Naw dopo essere fuggita dalla siccità nel 2021, accompagna ogni mattina a scuola la figlia Aisha, di 12 anni. Il padre ha promesso la bambina in sposa a un ventenne per ripagare i debiti. La famiglia fatica a pagare l’affitto e rischia di perdere la casa. Sara evita di chiedere ai futuri suoceri il resto della dote, sperando di rimandare il momento in cui la figlia dovrà andarsene.

Anche l’assistenza sanitaria si sta riducendo. “I matrimoni precoci espongono le ragazze a rischi per la salute potenzialmente mortali, ma le cliniche che le curano stanno scomparendo a causa dei tagli agli aiuti”, afferma Mark Calder, responsabile dell’advocacy per l’Afghanistan di World Vision International, citato dal Guardian.

Il reportage documenta una catena di conseguenze: la siccità compromette i mezzi di sussistenza, i debiti restringono le alternative e la dote offre liquidità immediata alle famiglie. A pagarne il prezzo sono le bambine, private della possibilità di scegliere quando e con chi sposarsi.

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