Viali di alberi tutti uguali, esemplari storici abbattuti, giovani piante che seccano dopo un paio d’estati: il verde urbano è uno dei terreni di scontro più frequenti tra cittadini e amministrazioni. Eppure dietro ogni albero piantato in città c’è, o dovrebbe esserci, una disciplina scientifica, con principi solidi e risposte valide. Si chiama arboricoltura urbana, ed è anche il titolo del primo manuale italiano che prova a raccoglierne conoscenze e pratiche in un unico volume.
Arboricoltura urbana (Edagricole, 656 pagine, 72 euro), in libreria dal 20 ottobre, è curato da Francesco Ferrini dell’Università di Firenze e Alessio Fini dell’Università Statale di Milano, con il contributo di accademici ed esperti da tutta Italia. È un testo pensato per l’università e per i professionisti, ma la struttura permette anche a un amministratore o a un lettore curioso di orientarsi, saltando le parti più specialistiche.
I servizi ecosistemici
Il punto di partenza è l’albero stesso. I primi capitoli ne descrivono struttura e funzioni, poi lo mettono a confronto con l’ambiente urbano, che per una pianta è quasi sempre ostile: suolo compattato, poco spazio per le radici, siccità, calore riflesso dall’asfalto, inquinanti. Condizioni che limitano la crescita e che vanno conosciute prima di decidere cosa piantare e dove.
Da qui il libro passa a ciò che gli alberi restituiscono alla città, i servizi ecosistemici: aria più pulita, ombra e mitigazione delle isole di calore, gestione dell’acqua piovana, habitat per altre specie. Tra i concetti più interessanti c’è quello di biodiversità funzionale. Contare quante specie diverse crescono in un parco o lungo un viale dice poco: se gli alberi scelti hanno caratteristiche simili, il numero sale ma i benefici no. Conta piuttosto combinare piante con capacità complementari: chi trattiene meglio le polveri, chi assorbe più anidride carbonica, chi intercetta la pioggia o fa più ombra.
La parte operativa
La parte centrale è la più operativa: selezione del materiale in vivaio, preparazione del sito, messa a dimora, potatura. Il filo che lega questi capitoli è che l’albero va pensato insieme a edifici e strade, non aggiunto a cantiere finito su un terreno già compromesso. E che, una volta piantato, non si arrangia da solo: sono i primi anni di cure a decidere se attecchirà.
Chiudono il volume i capitoli sulla stabilità degli alberi e sulla valutazione del rischio, materia delicata ogni volta che un Comune decide un abbattimento, quelli sulla gestione pubblica del patrimonio arboreo e sugli aspetti economici, amministrativi e normativi, più un’appendice su procedure e attrezzature. Non mancano i numeri: il manuale riporta i dati Istat sulla copertura arborea delle città italiane, che restituiscono un quadro disomogeneo, con centri storici dove gli alberi sono quasi assenti.
Il risultato è un’opera molto utile da leggere con attenzione e consultare, e non solo per gli esami universitari: può servire a chi progetta, a chi amministra e a chi, davanti all’ennesimo filare abbattuto, vuole capire se si poteva fare diversamente.
