L’Italia deve raddoppiare il ritmo di riduzione delle emissioni di gas serra per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030. Nel frattempo, le energie rinnovabili crescono troppo lentamente, gli acquedotti perdono oltre il 40% dell’acqua immessa e quasi tre quarti del fabbisogno energetico nazionale dipendono dall’estero. È la fotografia della Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre a Rimini, durante Ecomondo, dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
“In Italia registriamo una situazione complessivamente critica della transizione alla Green Economy, con qualche limitato segnale positivo”, ha dichiarato il presidente della Fondazione, Edo Ronchi. Eppure, secondo un’indagine Ipsos richiamata dal rapporto, cresce l’attenzione ambientale di cittadini e imprese.
Emissioni e rinnovabili, il 2030 si allontana
Dopo anni di riduzioni, nel 2025 le emissioni italiane di gas serra sono tornate ad aumentare. Tra il 2015 e il 2024 il Paese aveva registrato un taglio medio di 7 milioni di tonnellate all’anno. Per rispettare gli impegni del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), dal 2026 servirebbe una riduzione annuale di 14 milioni di tonnellate.
Anche le rinnovabili sono lontane dagli obiettivi. Nel 2024 coprivano appena il 19,6% dei consumi energetici nazionali, contro una media europea del 25,2%. Il traguardo italiano per il 2030 è fissato al 39,4%.
Nel settore elettrico, nel 2025 sono stati installati 7,2 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, contro i 23,3 della Germania e i 10,8 della Spagna. Per centrare l’obiettivo nazionale occorrerebbe arrivare a circa 10 gigawatt all’anno. Intanto, la dipendenza energetica dall’estero resta al 74%, contro il 57% della media europea.
Il riciclo tiene, l’acqua continua a disperdersi
L’economia circolare rimane uno dei settori più competitivi. Nel 2024 il 21,6% dei materiali utilizzati in Italia proveniva dal recupero, contro il 12,2% europeo. Nel 2025 il tasso di riciclo degli imballaggi ha raggiunto il 77,3%.
La situazione cambia sul fronte idrico. Secondo la Fondazione, l’Italia è il Paese europeo con i maggiori consumi d’acqua per usi civili e industriali. La disponibilità annua per abitante è inferiore alla metà della media comunitaria.
A peggiorare il quadro contribuiscono le infrastrutture: oltre il 40% dell’acqua immessa negli acquedotti viene disperso. Secondo le stime ENEA riportate nella relazione, appena il 4% delle acque depurate viene riutilizzato, nonostante un potenziale del 23%.
Auto elettriche in crescita, biologico in frenata
Nel primo semestre 2026 le auto elettriche a batteria e ibride ricaricabili hanno raggiunto insieme il 17,4% delle nuove immatricolazioni. Il trasporto pubblico continua invece a soffrire: tra il 2015 e il 2025 il Fondo nazionale trasporti ha perso il 13,5% del proprio valore reale, equivalente a 660 milioni di euro.
Le città mostrano un certo dinamismo, con rifugi climatici, interventi contro le isole di calore e progetti di “città spugna”, capaci di assorbire e trattenere l’acqua piovana. Sono iniziative che rispondono a un rischio crescente: negli ultimi cinquant’anni la temperatura media italiana è aumentata di oltre 2 gradi e nel solo 2025 sono stati registrati più di 2.300 eventi climatici estremi.
