3 Novembre 2026
/ 3.11.2026

Le quattro rivoluzioni che hanno creato il mondo iperdiverso

Nel saggio pubblicato dal demografo Francesco Billari si raccontano i quattro pilastri che hanno trasformato il mondo: la rivoluzione della longevità, quella dell’istruzione obbligatoria, la crescente parità di genere e le migrazioni

Ci sono rivoluzioni che hanno cambiato il nostro modo di vivere insieme, come società. Rivoluzioni lente ma inesorabili che hanno portato alla luce talenti inespressi e nuove voci. Nel corso della storia le società si sono evolute mutando composizione e includendo man mano nuovi punti di vista, di fatto ampliando la platea dei cittadini che esercitavano diritti attivi.

Sono molti gli esempi di come questo ampliamento della composizione delle società sia avvenuto, tramite diversi processi. Attraverso l’assimilazione, come nel caso degli antichi Romani, che come strategia di controllo e dominio dei territori, conferivano in molti casi la cittadinanza ai popoli conquistati, includendoli nell’Impero. Attraverso ribellioni politiche, come quelle che portarono alla firma della Magna Charta nel 1215, a seguito delle rivolte guidate dai baroni, quando Giovanni Senza Terra, re d’Inghilterra, fu costretto a concedere l’ampliamento del diritto di voto di quello che sarà poi il Parlamento. Attraverso processi trasformativi, culturali, sociali o politici, che hanno aggiunto la voce di categorie prima silenti: fasce economicamente più deboli o mai rappresentate, come le donne.

Sei generazioni fianco a fianco

Le grandi scoperte geografiche e man mano gli scambi, le rotte commerciali e la sempre maggiore facilità di viaggiare, hanno poi portato a un arricchimento della composizione demografica delle società, rendendole “iperdiverse” dal punto di vista culturale, con un allargamento a pratiche, lingue e linguaggi che si compenetrano tra loro. All’analisi di questo mondo complesso il demografo Francesco Billari dedica un saggio pubblicato da pochi giorni dalla casa editrice Sellerio, dal titolo “Iperdiversità. Le rivoluzioni che hanno cambiato il nostro modo di vivere assieme”. Billari identifica quattro pilastri che hanno trasformato il mondo rendendolo quello che oggi conosciamo, più libero, inclusivo e aperto: la rivoluzione della longevità, quella dell’istruzione obbligatoria, la crescente parità di genere e le migrazioni.

Per la prima volta nella Storia, sottolinea Billari, oggi convivono simultaneamente ben sei generazioni – dalla Silent generation nata prima del 1945, ai Baby Boomers, alla generazione X, ai Millenials, alla generazione Z fino alla Alpha, i bambini di oggi nati dal 2013 in poi. Una pluralità di approcci, stimoli e modi di pensare che arricchisce enormemente la società e si interseca con i percorsi di istruzione ormai obbligatori pressoché in tutti i Paesi del mondo, che portano alla luce talenti e punti di vista che in passato sarebbero rimasti inespressi.

La lunga marcia verso la parità di genere

Prima di tutto, quelli delle donne: la lunga marcia verso la parità di genere in questo ha un ruolo cruciale, così come i processi migratori che hanno trasformato la società da chiusa in aperta, svolgendo anche una fondamentale funzione omeostatica, di riequilibrio per età in quei Paesi dove l’età media si è progressivamente alzata – l’Italia è uno di questi – e dove dal punto di vista demografico inizia a delinearsi uno squilibrio.

In questo mondo in trasformazione, che vede una pluralità di voci intrecciarsi indissolubilmente, l’accelerazione del processo è data anche dal cambiamento climatico: lo dimostrano le migrazioni, che sono sempre più motivate non solo da ragioni economiche o politiche ma anche da questioni ambientali e climatiche.

Benefici indubbi

Billari affronta anche il tema delle nuove città globali in relazione alla sfida della superdiversità, una ricchezza ma anche un delicato tema di governance dei contrasti. Ma i benefici di un mondo composito e, appunto, iperdiverso, sono indubbi: una maggiore equità, innanzitutto, elemento centrale di una società aperta, in cui ognuno può scegliere e autodeterminare la propria vita. Un mondo più inclusivo, che valorizza i talenti, perché se è vero che il talento è ovunque, scrive Billari, le opportunità di fatto non lo sono.

Un mondo, infine, in cui l’interazione sociale tra le persone genera ricchezza, non soltanto in termini economici ma anche scientifici, culturali e sociali. Questa trasformazione porterà ad un nuovo contratto sociale? Billari chiude su questa istanza, lanciando lo sguardo a unpossibile futuro dell’umanità e del Pianeta in cui l’interazione positiva tra generazioni, popoli, generi e classi sociali sia una ricchezza condivisa da preservare.

CONDIVIDI

Continua a leggere