Dal vertice di Évian è uscita una dichiarazione che potrebbe rivelarsi di grande importanza. Si tratta della dichiarazione sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche: litio, nichel, terre rare, magneti permanenti. I materiali che tengono in piedi la transizione energetica e digitale. Quelli senza cui non si fanno batterie per le auto elettriche, non si costruiscono turbine eoliche, non si producono chip avanzati.
I leader hanno riconosciuto apertamente che l’elevata concentrazione del mercato di questi minerali rappresenta una vulnerabilità strategica, e hanno condannato il ricorso a restrizioni commerciali arbitrarie: un linguaggio diplomatico che non nomina la Cina, ma che non lascia dubbi sull’obiettivo: Pechino resta l’attore dominante su gran parte di questi mercati a livello globale.
Un obiettivo quantitativo inedito
La novità più concreta della dichiarazione è il target numerico. Entro il 2030, la dipendenza da un singolo fornitore esterno al G7 per terre rare e magneti permanenti dovrà scendere sotto il 60%, con l’ambizione di arrivare al 50% il prima possibile. Per gli altri minerali critici, i ministri competenti dovranno definire entro la fine dell’anno un obiettivo specifico di riduzione delle dipendenze.
È la prima volta che il G7 si dà una soglia quantificata su questo fronte. Non è un impegno vincolante – e questo è un limite evidente – ma segna un cambio di passo rispetto alla vaghezza degli anni scorsi. Il passaggio dalla preoccupazione alla pianificazione è già un progresso politico rilevante.
I leader hanno accolto con favore i progressi già compiuti, citando 195 progetti annunciati dall’inizio del 2026 per un valore complessivo di 64 miliardi di euro di investimenti nelle catene del valore dei minerali critici, incluse partecipazioni azionarie e accordi di acquisto. Numeri ancora lontani dalla scala necessaria, ma che indicano una direzione.
Una nuova architettura istituzionale
Per coordinare tutto questo, il G7 ha istituito un’alleanza non vincolante per la resilienza e la produzione dei minerali critici, al fine di rafforzare la diversificazione e la resilienza delle catene del valore e razionalizzare le iniziative esistenti. Si chiama G7 Critical Minerals Resilience and Production Alliance, e sarà aperta anche a Paesi partner che ne condividano i principi.
L’Alleanza avrà una piattaforma permanente di cooperazione, con un mandato che include la condivisione di dati su prezzi, domanda e offerta, il monitoraggio delle vulnerabilità nelle filiere, e la gestione coordinata di eventuali crisi di approvvigionamento. In questo quadro, un ruolo centrale è affidato all’IEA e all’OCSE, già attivi sul fronte della raccolta e analisi dei dati.
Il mercato da solo non basta
Uno degli aspetti più interessanti della dichiarazione è il riconoscimento esplicito che la sola logica di mercato potrebbe non bastare a garantire filiere resilienti. I Paesi del G7 si sono impegnati a valutare strumenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati troppo interventisti: requisiti di diversificazione delle forniture, meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, sussidi per colmare differenziali di costo, acquisti congiunti, quote di mercato e prezzi minimi.
È, in sostanza, una politica industriale attiva applicata alle materie prime. Un cambio di paradigma significativo per economie che per decenni hanno predicato il libero mercato come soluzione a tutti i problemi di allocazione delle risorse. La realtà geopolitica ha convinto anche i più riottosi ad ammettere che servono strumenti di intervento pubblico.
Trasparenza, scorte e circolarità
Su tre fronti la dichiarazione entra nel dettaglio operativo. Il primo riguarda la tracciabilità: verrà avviato un sistema armonizzato per seguire l’origine delle materie prime critiche, partendo da litio e nichel come progetti pilota, con l’obiettivo di estenderlo progressivamente alle terre rare e ad altri cinque minerali all’anno. Il lavoro sarà coordinato con OCSE e IEA, e punta anche a garantire il rispetto di standard ambientali e sociali, inclusa la lotta al lavoro forzato nelle miniere.
Il secondo riguarda le scorte strategiche. I Paesi del G7 si impegnano a sviluppare e potenziare le riserve nazionali di materie prime critiche, e a costruire un meccanismo comune per condividere informazioni e allarmi preventivi su possibili tensioni di mercato. Un sistema di early warning che permetterebbe di anticipare crisi come quella del gas naturale dopo l’invasione russa dell’Ucraina, evitando di trovarsi a rincorrere l’emergenza.
Il terzo fronte è quello dell’economia circolare. La dichiarazione attribuisce un ruolo centrale al riciclo come leva per ridurre la dipendenza dalle importazioni, con impegni su recupero dei materiali da rifiuti minerari, incentivi normativi ed economici per il contenuto riciclato, e obiettivi specifici di riciclo da definire entro fine anno. L’ambizione è che entro il 2030 una quota significativa del fabbisogno annuo del G7 possa essere coperta da materiali di seconda vita.
Il nodo cinese
La Cina non viene mai nominata esplicitamente nel testo. Ma è l’elefante nella stanza. Pechino controlla la stragrande maggioranza della produzione e della raffinazione mondiale di terre rare, produce la quasi totalità dei magneti permanenti al neodimio usati nei motori elettrici e nelle turbine, e ha già dimostrato di essere disposta a usare questa posizione dominante come arma commerciale. Lo ha fatto con le restrizioni all’esportazione di gallio e germanio nel 2023, e ci ha riprovato in risposta ai dazi americani.
Von der Leyen, a margine del vertice, ha messo in chiaro che le dinamiche di squilibrio produttivo globale sono sempre più pericolose per la stabilità dell’economia mondiale, e che la cooperazione tra G7 e Paesi partner è indispensabile per garantire un accesso adeguato a queste materie prime.
La vera prova sarà nei prossimi mesi, quando i ministri dovranno tradurre le intenzioni in target concreti per ogni singola materia prima critica. E negli anni successivi, quando si vedrà se i 64 miliardi già annunciati sono l’inizio di una mobilitazione sistematica o l’ennesima somma che rimane sulla carta.
