5 Giugno 2026
/ 5.06.2026

Il 5×1000 racconta un Paese che sceglie la natura. E lascia i cacciatori senza cassa

Milioni all'ambientalismo, spiccioli alle sigle venatorie: ecco come le scelte dei contribuenti sulla dichiarazione dei redditi premiano la tutela degli animali e bocciano la caccia

Prima delle opinioni vengono i numeri. E i numeri, quando si parla di 5×1000, hanno il pregio di essere ostinati. Raccontano cosa decidono milioni di contribuenti italiani quando hanno la possibilità di destinare una quota delle proprie imposte a un’associazione. Una scelta che passa semplicemente dalla firma apposta sulla dichiarazione dei redditi.

Guardando i dati 2025, gli ultimi disponibili, la fotografia che emerge è nitidissima. Da un lato ci sono le organizzazioni che si occupano di tutela ambientale, protezione della fauna e conservazione del paesaggio; dall’altro, il mondo venatorio.

I dati dell’ambientalismo

Le grandi sigle dell’ambientalismo si confermano autentici catalizzatori di risorse. Il WWF Italia incassa 1.091.682 euro grazie a oltre 31mila firme. Greenpeace sale a 789.637 euro con quasi 20mila preferenze, la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) a 526 mila euro, raccogliendo più di 13.600 firme, Legambiente nazionale supera 217 mila euro grazie a 6 mila firme. La Lega Antivivisezione (LAV) vola oltre i 2,24 milioni di euro e oltre 66 mila firme, mentre il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) calamita ben 2.316.835 euro con 38.160 sottoscrizioni.

Ma la vera sorpresa non sono tanto i “colossi” dell’ambientalismo. È la capacità delle piccole realtà specializzate di intercettare la generosità dei contribuenti. Prendiamo Salviamo gli Orsi della Luna, un’associazione nata a Bologna per contrastare la detenzione e il calvario degli orsi neri asiatici nelle fattorie della bile. Una causa specifica, lontana dai riflettori del grande pubblico, che pure riesce a raccogliere 24.713 euro grazie a 432 firme. Discorso simile per Salviamo l’Orso, attiva nella tutela dell’orso marsicano, per scongiurarne l’estinzione, che porta a casa 12.887 euro da 334 contribuenti. Cifre modeste se paragonate ai giganti del settore, ma sintomatiche: la sensibilità verso la fauna si traduce in un sostegno concreto anche quando la nicchia di riferimento è contenuta.

I dati della caccia

Sul fronte opposto, il panorama si fa desolante. Appena si passa alle associazioni legate alla caccia, i numeri si rimpiccioliscono fino a sbiadire. L’Arci Caccia Comitato Regionale Toscano si ferma a 1.697 euro (59 firme). L’Associazione Cacciatori Trentini raccoglie 1.682 euro da appena 31 persone. L’Enalcaccia di Catania riceve 1.620 euro. Da lì in poi è una sfilata di micro-importi fino ad arrivare agli 818 euro per i Cacciatori delle Alpi e Cavallasca.

In questo scenariola LAC (Lega per l’abolizione della caccia) raccoglie da sola 15.609 euro e 449 firme, surclassando economicamente le organizzazioni che la caccia vorrebbero difenderla e rappresentarla.

L’ambiente unisce, il mondo venatorio si disperde

Intendiamoci: il 5×1000 non è un referendum sulla caccia ma un termometro che misura la notorietà, la capacità organizzativa e la fiducia dei cittadini. Ed è proprio per questo che il dato politico e culturale è rilevante. Il mondo venatorio, pur essendo numericamente consistente e rumoroso nel dibattito pubblico, fatica enormemente a trasformare l’appartenenza di categoria in un sostegno economico alle proprie strutture.

I numeri suggeriscono una dinamica profonda: la difesa della natura è una causa trasversale, capace di mobilitare ed alimentare un sentimento collettivo. La caccia, al contrario, resta frammentata in una galassia di sigle territoriali che disperdono le proprie forze. Dove l’ambientalismo concentra e capitalizza, il mondo delle doppiette si parcellizza e si spegne.

Lontano dal rumore delle polemiche da talk show, la forza di un movimento si misura sulla disponibilità delle persone a sostenerlo, mettendoci la faccia e una quota delle proprie tasse. E su questo terreno, il responso della dichiarazione dei redditi non ammette repliche.

Milioni di euro sono donati a chi protegge habitat e animali, mentre le associazioni venatorie incassano cifre inferiori a quelle di una onlus che difende una singola specie. Prima delle opinioni vengono i numeri. E, almeno questa volta e in questo senso, dicono chiaramente che il Paese ha scelto la natura.

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