Oggi la geografia della laguna si ridisegna lontano da Piazza San Marco, tra barene, velme (i fondali fangosi che affiorano solo con la bassa marea) e valli da pesca, i bacini recintati usati per l’acquacoltura. È qui che la presenza massiccia dei fenicotteri sta cambiando il volto del paesaggio.
Gli ultimi dati dei monitoraggi ornitologici descrivono una crescita verticale: gli esemplari svernanti nel 2025 hanno toccato quota 24 mila. Un record assoluto che inserisce a pieno titolo la laguna veneziana tra le aree di svernamento più importanti d’Europa per questa specie.
Il fenomeno è recente. Le prime osservazioni significative risalgono all’inizio degli anni Duemila. La novità è tale che il dialetto veneziano, storicamente enciclopedico sull’ambiente locale, non ha nemmeno una parola specifica per definire questi uccelli.
La spinta di maree e valli da pesca
L’aumento della popolazione dei fenicotteri ha ragioni precise: cibo in abbondanza e il gioco delle maree. Il continuo movimento dell’acqua permette agli uccelli di sfruttare zone diverse nell’arco della giornata, trasformando la laguna in una dispensa sempre a disposizione. Un ruolo chiave lo giocano proprio le valli da pesca, sistemi semi-naturali perfetti per sostare e recuperare energie durante l’inverno. Queste condizioni favorevoli hanno finora compensato, almeno in parte, la progressiva perdita di zone umide che interessa la laguna da decenni. Se finora il grosso della popolazione si è concentrato nella laguna nord, adesso i flussi stanno cambiando direzione.
La scommessa della laguna sud
L’aumento del numero di fenicotteri nell’area non deve però far dimenticare le difficoltà che interessano l’ecosistema lagunare. Dei 550 chilometri quadrati della laguna, le zone umide salmastre occupavano un tempo quasi la metà della superficie. Oggi restano appena il 7%. Tra scavi di canali industriali e deviazioni dei fiumi, l’intervento umano ha accelerato la perdita di sedimenti, rompendo un equilibrio secolare.
La risposta a questo declino si chiama WaterLANDS, un progetto europeo da oltre 20 milioni di euro finanziato dal programma Horizon 2020. Nella laguna sud, l’area più colpita da degrado ed erosione, i tecnici stanno ricostruendo fisicamente le barene. Il piano prevede il riposizionamento di sedimenti locali e la piantumazione di specie autoctone per consolidare il terreno, creando barriere naturali capaci di smorzare la forza delle onde. I dati raccolti sul campo servono a dimostrare che il processo di degradazione si può bloccare, impedendo che la laguna si trasformi definitivamente in una sterile baia marina. Il recupero di questi habitat è cruciale per i fenicotteri: barene e aree umide salmastre ospitano gli organismi di cui si nutrono e offrono spazi sicuri per la sosta e, in prospettiva, per la nidificazione.
Un turismo fuori dai cliché
I cantieri della biodiversità funzionano. Oltre a frenare l’erosione e assorbire carbonio, le nuove barene richiamano la fauna. Ricreando habitat più ricchi e stabili, aumentano infatti le risorse alimentari e le aree di riposo disponibili per gli uccelli acquatici. Nella laguna sud i fenicotteri sono passati da pochi avvistamenti isolati a stormi di 300-400 esemplari. Ora si punta alla nidificazione stabile, dopo i tentativi falliti nel 2008 e nel 2013.
Il ritorno dei fenicotteri ridisegna l’identità di una Venezia soffocata dal turismo di massa, spostando i riflettori sulla sopravvivenza del suo ecosistema. Avvistarli non è una scommessa da mordi e fuggi: servono una barca, pazienza e il rispetto dei tempi della laguna. Ma quella macchia rosa che guadagna terreno all’orizzonte ci ricorda che, quando gli habitat vengono recuperati e protetti, la natura trova ancora lo spazio per tornare.
