26 Giugno 2026
/ 26.06.2026

Mini-grid per 300 milioni di persone in Africa, una scommessa da 46 miliardi 

Le mini-grid solari sono chiamate a servire circa 116 milioni di persone con sistemi locali, modulari e sempre più economici 

Nel piano sostenuto dalla Banca Mondiale e dalla Banca Africana di Sviluppo per portare l’elettricità a 300 milioni di africani entro il 2030, le mini-grid solari sono chiamate a servire circa 116 milioni di persone con sistemi locali, modulari e sempre più economici. I vertici di 22 aziende del settore stimano che serviranno 46 miliardi: 28 di debito, 14 di equity e 4,6 di sovvenzioni. Una cifra elevata, ma allineata all’ambizione di Mission 300, il programma che ha raccolto l’adesione formale di 29 Paesi e che richiede scala, coordinamento e velocità nelle decisioni pubbliche e nell’impiego del capitale.

Il problema è ben noto. Nei Paesi in via di sviluppo, la rete elettrica è ancora poco estesa e non raggiunge tutte le aree più remote. Ma la domanda di elettricità sta crescendo vertiginosamente anche nei Paesi più poveri tra i poveri. Le persone vogliono poter usare apparecchi elettrici non solo per l’intrattenimento, ma anche per comunicare e lavorare, però non dispongono di un’alimentazione stabile perché la rete non è arrivata o è molto precaria. 

Il calo dei prezzi

Come fare? Una delle soluzioni possibili per le tante comunità che non hanno accesso alle reti nazionali o che ricevono una fornitura irregolare sono appunto le mini grid, o micro-reti. Sono sistemi che servono in pratica 50 o 100 famiglie, dotati di una capacità di generazione, oggi di norma pannelli fotovoltaici abbinati a gruppi di batterie. Magari a volte c’è anche un generatore diesel di riserva. Non è una novità: sono tecnologie che esistono da decenni, ma la differenza è che oggi sono diventate più economiche grazie al calo dei prezzi del solare e delle batterie di accumulo.

Il momento delle mini-grid potrebbe essere finalmente arrivato. La rapida diffusione è spinta anche da norme più favorevoli da parte dei governi africani. Di sicuro il passo non è sufficientemente rapido: nel 2024 in Africa sono state costruite 600 mini-grid e, mantenendo l’attuale ritmo si arriverebbe a 12.000 impianti entro il 2030 per circa 46 milioni di persone.

La macchina dei finanziamenti si muove

La macchina dei finanziamenti però si sta muovendo. In Nigeria è stato fissato l’obiettivo da 500 milioni per un fondo di energia rinnovabile distribuita dedicato a sistemi domestici e mini-grid; nella Repubblica Democratica del Congo parte Mwinda, fondo fino a 500 milioni gestito da GreenMax, che inizierà a erogare i primi finanziamenti e a offrire garanzie per sbloccare il credito bancario locale. In parallelo, AfDB e World Bank hanno lanciato Zafiri, piattaforma equity da 1 miliardo per accelerare l’accesso all’energia.

Il salto tecnologico ha già trasformato villaggi e piccole città. In Zambia, a Chitandika, l’arrivo di un mini-grid ha acceso scuole e botteghe, moltiplicato le attività artigiane e reso possibile la catena del freddo. A Nyimba Mwana e in altre comunità rurali l’illuminazione ha allungato la giornata economica, mentre barberie, officine e sale informatiche funzionano senza generatori. 

Il laboratorio più osservato

La Nigeria è il laboratorio più osservato. Con una capacità disponibile in rete di circa 4.000 megawatt per oltre 230 milioni di abitanti e un immenso parco di piccoli generatori diesel stimato in decine di gigawatt, il margine per il solare è enorme. Husk Power Systems, il maggiore operatore mondiale di mini-grid, sta accelerando: ha avviato una raccolta record da 400 milioni tra equity e debito per espandersi in Nigeria e India, guardando alla RDC e a Madagascar, con l’obiettivo di 2 gigawatt installati e ricavi oltre 150 milioni entro il 2030, alimentati da una piattaforma digitale che ottimizza produzione e domanda.

Perché il modello regga su larga scala, però, servono due condizioni. La prima è la prevedibilità regolatoria. L’esperienza della Tanzania, dove l’allineamento forzato delle tariffe ha tagliato i ricavi degli operatori, resta un monito. La seconda è la sostenibilità sociale delle tariffe. Organizzazioni di settore e imprese sottolineano che quasi la metà dei potenziali utenti avrà bisogno di sussidi, esenzioni doganali, garanzie di credito e contributi in conto capitale per potersi collegare e pagare le bollette.

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