26 Giugno 2026
/ 26.06.2026

Più caldo, più condizionatori, più blackout: il fotovoltaico può spezzare questa catena?

Uno studio dell'Università Ca' Foscari e dell’EIEE-CMCC quantifica per la prima volta quanto il fotovoltaico residenziale può compensare l'aumento dei consumi elettrici per il raffrescamento in Italia

Quando, come in queste settimane, il termometro sale ben oltre i 30 gradi, l’aria condizionata diventa una necessità sanitaria e, insieme, anche un fattore di pressione sulla rete elettrica nazionale. Lo sanno bene i cittadini che hanno subito interruzioni di corrente durante le ondate di calore più intense.

Fino a oggi, l’efficacia dei pannelli fotovoltaici nel contenere queste emergenze estive era supportata da stime generali; ora ci sono dati quantitativi precisi. Una ricerca firmata da Lucia Piazza e Francesco Pietro Colelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’EIEE-CMCC, pubblicata sulla rivista Environmental Research: Energy, dimostra che il fotovoltaico sui tetti può funzionare da cuscinetto strutturale contro gli effetti del caldo estremo sulla domanda di elettricità.

La domanda di energia da qui al 2050

Entro il 2050, il riscaldamento globale spingerà i consumi elettrici per il raffrescamento domestico verso l’alto di circa 2-3 TWh annui: un incremento del 5% rispetto alla domanda residenziale totale italiana del 2023. Il problema principale è la concentrazione temporale di questa richiesta, che si addensa nei picchi pomeridiani estivi, quando il sistema elettrico è già al limite. Senza un’accelerazione nelle installazioni solari, la domanda aggiuntiva dei condizionatori peserà sulla rete per 1,6 TWh già nel 2030, fino a 2,8 TWh a metà secolo. Per stimare l’impatto reale, i ricercatori hanno incrociato i dati sui consumi forniti da ARERA, le mappe comunali del GSE Solar Atlas e le proiezioni climatiche del framework internazionale CMIP6.

Il taglio del 68% nelle ore di punta

L’analisi si concentra sul comportamento delle famiglie dotate di un impianto sul tetto. Nelle giornate di caldo intenso, quando i climatizzatori lavorano a pieno regime, questi nuclei riducono i prelievi dalla rete del 68% rispetto a chi non ha pannelli. La ragione è una coincidenza fisica: quando le temperature sono più alte, l’irradiazione solare è massima; l’energia viene prodotta e consumata sul posto, alimentando il condizionatore direttamente e alleggerendo il carico sulle linee di distribuzione.

“I pannelli fotovoltaici sui tetti offrono una soluzione efficace: possono compensare quasi la metà dell’aumento della domanda di elettricità durante i picchi di raffrescamento”, spiega la prima autrice Lucia Piazza. “Questo dimostra come l’energia pulita possa combattere il cambiamento climatico e aiutare le persone a far fronte ai suoi effetti, riducendo potenzialmente i costi energetici domestici”. Se la diffusione del fotovoltaico domestico seguirà le proiezioni di TERNA, passando dal 6% attuale delle famiglie al 22-24% entro il 2050, il peso sulla rete causato dal clima verrà quasi dimezzato.

Il divario territoriale tra Nord e Sud

Questi benefici non si distribuiscono in modo uniforme. Le regioni settentrionali e le isole, dove i tassi di installazione sono storicamente più alti, registreranno le riduzioni più significative nella dipendenza dalla rete. Sardegna, Trentino e Friuli, pur con un fabbisogno di raffrescamento inferiore in termini assoluti, otterranno cali superiori al 15% grazie alla diffusione del fotovoltaico.

Al contrario, grandi centri urbani come Roma, Napoli e Palermo si trovano in quella che lo studio definisce una condizione di “doppia vulnerabilità“: sono le città che subiranno gli aumenti di temperatura più intensi e dove si concentreranno i picchi di consumo, ma presentano le quote di installazione fotovoltaica più basse del Paese. “Questo lavoro offre indicazioni preziose sul potenziale del fotovoltaico nell’affrontare gli effetti del riscaldamento nel settore residenziale”, osserva Francesco Pietro Colelli. Senza incentivi mirati per i condomini e le abitazioni dei grandi centri del Mezzogiorno, le famiglie rischiano di subire l’impatto maggiore in termini di bollette e instabilità della fornitura elettrica, un divario che i ricercatori leggono come un rischio concreto di diseguaglianza nella transizione energetica.

Il ruolo delle batterie

Un pannello fotovoltaico produce energia durante le ore di sole, tipicamente tra le 10 e le 16. Il problema è che d’estate i condizionatori restano accesi anche la sera, quando il sole è tramontato e i pannelli fotovoltaici non producono più nulla. In quel momento, chi non ha una batteria torna a dipendere dalla rete. Chi invece abbina all’impianto un sistema di accumulo può utilizzare la sera l’energia prodotta durante il giorno, tagliando ulteriormente i prelievi dalla rete nelle ore in cui è più sollecitata. I ricercatori non includono questo scenario nel modello principale perché i costi delle batterie restano elevati, il loro impatto ambientale nella produzione e nello smaltimento è ancora oggetto di studio, e la convenienza economica dipende molto dalla situazione specifica di ogni famiglia. L’indicazione implicita è che i benefici stimati dallo studio siano probabilmente una stima per difetto: con una diffusione significativa dello storage domestico, il fotovoltaico residenziale potrebbe alleggerire la rete in misura ancora maggiore di quanto i numeri attuali suggeriscano.

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