1 Luglio 2026
/ 30.06.2026

Quando il suolo diventa una spugna: la biodinamica frena la crisi climatica

Mentre l’Italia fa i conti con un’altra ondata di calore che mette a dura prova le colture, Demeter Italia rilancia l’idea di lotta re contro la siccità partendo dal  terreno. Decenni di ricerca confermano che i suoli curati con il metodo biodinamico trattengono molta più acqua di quelli impoveriti di sostanza organica

Tutto parte dalla struttura del terreno. Compost, sovesci con più specie vegetali e i preparati biodinamici aiutano il suolo a costruire nel tempo uno strato ricco di humus. Questa struttura funziona come una spugna: assorbe l’acqua quando è disponibile, la trattiene e la rilascia gradualmente rendendola disponibile alle piante nei periodi più aridi. Secondo Demeter, il marchio del biodinamico, un terreno gestito in questo modo può arrivare a trattenere fino a 20 volte più acqua rispetto a un suolo povero di sostanza organica.

Decenni di dati a sostegno

È un risultato confermato da oltre 45 anni di ricerca. In Svizzera, gli istituti FiBL e Agroscope portano avanti dal 1978 il cosiddetto DOK Trial, un confronto di lungo periodo tra metodo biodinamico, biologico e convenzionale che ha prodotto oltre 130 pubblicazioni scientifiche. I risultati mostrano che i terreni biodinamici sviluppano aggregati più stabili, più carbonio organico e una maggiore attività microbica, tutti fattori che favoriscono l’infiltrazione e la conservazione dell’acqua. A questo si aggiunge un monitoraggio durato 18 anni dell’Università di Geisenheim, in Germania, secondo cui nelle annate più calde e siccitose i vigneti biodinamici hanno mostrato una resilienza superiore rispetto ai sistemi convenzionali.

Radici profonde, ombra naturale, meno aratura

Il metodo biodinamico agisce su più fronti contemporaneamente. I preparati specifici e una gestione equilibrata del suolo – che limita l’aratura e valorizza il cumulo – spingono le radici a svilupparsi in profondità, là dove le riserve d’acqua sono maggiori. Pacciamatura, macerati ed estratti vegetali proteggono invece le piante dallo stress termico in superficie. Nel tempo, queste pratiche costruiscono un ecosistema agricolo capace di affrontare la variabilità del clima senza dover ricorrere a input chimici esterni.

La voce di chi lavora la terra

“Il caldo di questi giorni non è un’emergenza isolata: è il segnale di un cambiamento strutturale del clima con cui l’agricoltura dovrà fare i conti sempre di più”, spiega Enrico Amico, presidente di Demeter Italia. “Chi lavora la terra con il metodo biodinamico lo sa da decenni: la cura del suolo non è una pratica romantica, è la risposta più efficace e duratura alla siccità, al caldo estremo, alla perdita di fertilità”. Amico chiede alle istituzioni politiche agricole più coraggiose, capaci di sostenere questo modello su scala più ampia.

Conferma l’efficacia del metodo sul campo Paolo Fontanabona, agricoltore biodinamico e consigliere di Demeter con delega alle filiere e alla certificazione: “La presenza di alberi, siepi e boschetti crea vere e proprie isole di fresco. A questo si aggiunge la cura del suolo: cerchiamo di non lasciarlo mai nudo, con sovesci e colture di copertura che evitano il surriscaldamento e raffreddano l’aria grazie all’evaporazione della massa vegetale”. Anche l’inerbimento dei frutteti, aggiunge, va nella stessa direzione: mantenere il verde riduce in modo diretto e misurabile l’impatto del calore.

Per Demeter Italia il messaggio è chiaro: di fronte a un clima sempre più estremo, la soluzione più efficace va cercata sotto i nostri piedi.

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