19 Giugno 2026
/ 19.06.2026

Rigenerare il Pianeta si può, e l’UNEP dice anche come

Dal suolo agli oceani, passando per le città: il rapporto delle Nazioni Unite individua sette leve per fermare desertificazione e siccità entro il 2030. La sfida è soprattutto economica

Più di 2 miliardi di ettari di terreno sono oggi degradati, una superficie che coinvolge oltre 3 miliardi di persone e mette a rischio un numero crescente di specie. Lo certifica l’UNEP nella pubblicazione “We Are #Generation Restoration“, che individua sette ambiti di intervento per invertire la rotta prima che siccità e desertificazione diventino irreversibili.

Diamo i numeri

Ogni anno i governi versano 540 miliardi di dollari di sussidi all’agricoltura. Secondo l’UNEP, circa l’87% di questi fondi non è condizionato alle pratiche adottate ma legato ai volumi prodotti: il risultato è che lo stesso denaro pubblico finisce per premiare anche le coltivazioni intensive, l’uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi, la conversione di foreste e zone umide in nuovi terreni agricoli, perché a contare è solo la resa e non l’impatto sul suolo. Per riparare quel danno servirebbe una cifra quasi identica ma di segno opposto: 542 miliardi di dollari l’anno entro il 2030 in soluzioni basate sulla natura. Non è lo stesso denaro che cambia destinazione: sono due conti separati che, per una coincidenza, pesano in modo simile sui bilanci pubblici. Uno finanzia il degrado, l’altro dovrebbe ripararlo.

Suolo e impollinatori

Il suolo ospita circa il 60% di tutte le specie viventi e da esso proviene il 95% del cibo che consumiamo. Semina diretta, compostaggio e irrigazione a goccia sono tra le pratiche che l’UNEP indica per mantenerlo fertile. Tre colture su quattro che producono frutta e semi dipendono inoltre dagli impollinatori – api, ma anche pipistrelli- e tutti, segnala il report, sono in declino.

Acqua, mare e città

Gli ecosistemi di acqua dolce, minacciati da inquinamento e sfruttamento eccessivo, possono essere recuperati con la Freshwater Challenge, l’iniziativa lanciata nel 2023 a cui hanno aderito decine di Paesi per ripristinare 300.000 km di fiumi e 350 milioni di ettari di zone umide entro il 2030.

Oltre 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità costiera: mangrovie, barriere coralline e foreste di alghe richiedono normative più severe su plastica e scarichi industriali. Le città, che consumano già il 75% delle risorse del Pianeta e ospiteranno entro il 2050 due persone su tre, restano il fronte più trascurato: foreste urbane e giardini verticali, ricorda l’UNEP, non sono arredo ma infrastruttura climatica.

“I governi e le imprese hanno un ruolo di primo piano nel riparare i danni che l’umanità ha inflitto alla Terra”, ha dichiarato Doreen Robinson, vicedirettrice della Divisione Ecosistemi dell’UNEP, “ma anche i singoli cittadini hanno un ruolo fondamentale nel ripristino ambientale, cruciale per il nostro futuro come specie”.

Il Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi 2021-2030, guidato da UNEP e FAO, scade tra meno di quattro anni. I numeri del rapporto suggeriscono che la scelta non riguarda la disponibilità di risorse, già esistenti seppure mal indirizzate, ma la volontà politica di spostarle da chi degrada il suolo a chi prova a restituirlo.

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