Si è conclusa nel porto norvegese di Bergen, a inizio giugno, la spedizione scientifica “Deep Arctic”, condotta da Greenpeace International lungo la Dorsale Medio-Oceanica Artica. Centocinquanta ore di riprese video ad alta risoluzione e oltre quattrocento campioni biologici prelevati fino a 3.000 metri di profondità costituiscono il bilancio di un mese di ricerca negli abissi del Nord. I dati raccolti dai ricercatori mirano a definire il valore ecologico di un’area che il governo di Oslo aveva aperto all’estrazione mineraria nel 2024, prima che le proteste di scienziati, pescatori e opposizioni politiche imponessero il blocco delle attività esplorative fino al 2029.
Nuove specie e molecole per la medicina
Le immersioni di un veicolo sottomarino a controllo remoto (ROV) hanno documentato per la prima volta ecosistemi complessi come giardini di spugne e coralli di bambù su rilievi mai esplorati in precedenza. Il primo esame dei reperti indica la probabile identificazione di almeno tre nuove specie di spugne e quattro di anfipodi.


Il valore di questi organismi supera il semplice interesse tassonomico. Paco Cárdenas, esperto di spugne abissali presso il Museo dell’Evoluzione dell’Università di Uppsala, ha spiegato il potenziale biochimico della scoperta: “Le spugne esistono da oltre 500 milioni di anni e hanno sviluppato nel tempo i propri farmaci per respingere predatori e agenti patogeni. Pertanto, i composti chimici delle specie abissali che abbiamo trovato qui potrebbero contenere la chiave per trovare cure per le malattie emergenti”.
I corridoi genetici della biodiversità
I rilievi sottomarini artici e i sistemi di sorgenti idrotermali sono nodi di passaggio per la fauna abissale. Jenny Neuhaus, della Senckenberg Society for Nature Research, ha evidenziato come tali habitat fungano da “hotspot di biodiversità e agiscano da ‘passaggi’ per la diffusione delle specie“.
L’analisi genetica dei campioni, coordinata da Sergi Taboada del Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid, servirà a mappare la connettività tra le diverse popolazioni lungo la dorsale oceanica, un parametro indispensabile per pianificare la delimitazione delle future Aree Marine Protette (AMP).
La strategia della moratoria permanente
L’obiettivo della campagna, che chiede la tutela del 30% degli oceani entro il 2030, è convertire la sospensione temporanea concessa dalla Norvegia in un divieto permanente di deep-sea mining. Sandra Schöttner, la scienziata che ha guidato e condotto la spedizione, ha sottolineato l’eccezionalità della situazione temporale: “L’industria dell’estrazione mineraria in acque profonde non ha ancora iniziato a devastare i fondali marini e abbiamo quindi l’opportunità di fermare un disastro ambientale prima che si verifichi”. I dati chimici e biologici raccolti verranno ora integrati nelle valutazioni del sistema di gestione ambientale norvegese.
