Ogni anno, tra fine aprile e inizio maggio, la Terra attraversa la scia di detriti lasciata dalla cometa di Halley. Il risultato è uno degli sciami meteorici più veloci e abbondanti dell’anno: le Eta Aquaridi. Il picco è nella notte tra il 5 e il 6 maggio, tra le 4 e le 5 di mattina. Quest’anno c’è un ostacolo, la Luna quasi piena, ma lo spettacolo vale comunque la sveglia anticipata.
Cosa sono le Eta Aquaridi
Le meteore delle Eta Aquaridi sono frammenti di cometa – polvere e ghiaccio compattati nel tempo – che entrano nell’atmosfera terrestre a circa 66 chilometri al secondo, vale a dire oltre 237.000 chilometri all’ora. A quella velocità, l’attrito con i gas atmosferici è sufficiente a portarli all’incandescenza in frazioni di secondo, producendo quelle scie bianche o colorate che attraversano il campo visivo prima che il cervello abbia il tempo di registrarle correttamente.
Le Eta Aquaridi sono tra gli sciami meteorici più generosi della prima metà dell’anno: secondo l’International Meteor Organization, in condizioni ideali producono fino a 50 meteore all’ora, due o tre volte di più rispetto alle Orionidi di ottobre, che pure condividono la stessa cometa madre. Un dettaglio non secondario: questo sciame è noto per le scie persistenti, strisce luminose che restano visibili nel cielo per qualche secondo dopo il passaggio della meteora, come un segno lasciato nell’aria.
Perché si chiamano così
Il nome segue una logica astronomica precisa. “Aquaridi” perché il loro radiante – il punto del cielo da cui le scie sembrano provenire, per un effetto prospettico analogo a quello che si percepisce guidando sotto la neve – si trova nella costellazione dell’Acquario. “Eta” perché quel punto è prossimo alla stella η Aquarii, la settima per luminosità nella costellazione secondo la classificazione greca. La distinzione è importante: a luglio la stessa costellazione ospita le Delta Aquaridi, un altro sciame, ma di origine completamente diversa.
Gli “Earth-grazers“
Per chi osserva dall’Italia, la posizione del radiante rispetto all’orizzonte crea le condizioni per un fenomeno particolarmente spettacolare: le cosiddette Earth-grazers, meteore che sfiorano gli strati superiori dell’atmosfera quasi orizzontalmente. Invece di una scia breve e verticale, producono traiettorie lunghissime che sembrano percorrere l’intera volta celeste da un lato all’altro, spesso con colori cangianti, prima di spegnersi. Sono più rare rispetto alle meteore ordinarie, ma quando si vedono è difficile dimenticarle.
Quando guardare e dove
Il picco è nella notte tra il 5 e il 6 maggio 2026, ma le notti tra il 4 e il 7 maggio sono tutte valide. L’orario conta: prima di mezzanotte è praticamente inutile uscire, il radiante è troppo basso. La finestra migliore è tra le 4:00 e le 5:00 del mattino, quando la costellazione dell’Acquario sarà sufficientemente alta sull’orizzonte est-sudest. Intorno alle 5:30 il cielo comincia a schiarirsi per il sorgere del Sole, e lo spettacolo si chiude.
La direzione giusta è est/sud-est, mantenendo lo sguardo a circa 30-40 gradi sopra l’orizzonte. Non servono telescopi né binocoli: al contrario, restringerebbero inutilmente il campo visivo. Le meteore si osservano a occhio nudo, con l’obiettivo di abbracciare la porzione di cielo più ampia possibile.
Il “problema” di questa edizione 2026: la Luna
La luna piena è caduta il 1° maggio, quindi nella notte del picco avremo una Luna gibbosa calante con un’illuminazione intorno all’84%: molto luminosa, e con l’abitudine di sorgere proprio nella seconda parte della notte, non lontana dal radiante dello sciame. In queste condizioni, le meteore più deboli vengono “sepolte” dal chiarore lunare, e il tasso di avvistamento potrebbe scendere sotto le 10 meteore all’ora rispetto alla media normale di 10-30.
La soluzione è quella di posizionarsi dove un ostacolo fisico – un palazzo, una collina, una fila di alberi – nasconda fisicamente il disco lunare alla vista. In questo modo si recupera un po’ di contrasto nel cielo, e anche con la Luna parzialmente schermata le meteore più luminose e le scie persistenti restano ben visibili.
Come prepararsi
Trovare un posto buio è la priorità: lontano dalle luci artificiali delle città, con l’orizzonte est-sudest libero da ostacoli. Arrivati sul posto, servono almeno 20-30 minuti perché gli occhi si adattino all’oscurità, un processo fisiologico reale, non un’esagerazione. Uno smartphone acceso in quel frangente azzera tutto: la luce dello schermo è sufficiente a compromettere la visione notturna in pochi secondi. Vestirsi caldi è più importante di quanto sembri: le ore tra le 3 e le 5 di mattina di inizio maggio possono essere fredde, e l’immobilità prolungata non aiuta. Un telo su cui sdraiarsi per guardare in su è più comodo di qualsiasi altra posizione.
La cometa di Halley non la vedremo fino al 2061. Ma stanotte, se le nuvole lo permettono, possiamo incontrare qualcosa di suo.
