Quindici artisti, undici Paesi rappresentati e un unico spazio espositivo nel cuore di Milano. Sono questi i numeri della mostra finale di YICCA – International Contest of Contemporary Art, visitabile fino all’11 luglio al CMC – Centro Culturale Milano. Più che una rassegna di opere, l’esposizione offre uno spaccato delle ricerche che stanno attraversando la scena artistica internazionale, mettendo a confronto percorsi, tecniche e sensibilità maturate in contesti culturali molto diversi.
Nato nel 2009, YICCA si è progressivamente affermato come uno dei concorsi internazionali dedicati agli artisti emergenti, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra nuovi autori, curatori, gallerie e istituzioni culturali. La selezione dei finalisti è affidata a una giuria internazionale composta da critici e professionisti del settore, mentre la mostra rappresenta il momento in cui le ricerche individuali entrano in dialogo davanti al pubblico.
Un atlante dell’arte contemporanea
L’elenco dei finalisti racconta già la dimensione del progetto. Accanto agli italiani Federico Pisciotta, Luca Biffi, Lucia Guadalupe Guillen e Vincenzo Punzo espongono artisti provenienti da Cina, Germania, Corea del Sud, Regno Unito, Slovacchia, Lituania, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti, Taiwan e Federazione Russa. Non è soltanto una geografia delle provenienze: è il riflesso di esperienze artistiche sviluppate in contesti differenti, che trovano nella mostra un terreno comune di confronto.
Materiali che cambiano significato
Le opere attraversano pittura, collage, fotografia, performance, incisione e installazione. Molti lavori nascono da materiali quotidiani, sottratti alla loro funzione originaria. È il caso di Chen Gao, che costruisce “Membrane of Green” utilizzando fogli per asciugatrice usati, trasformandoli in un’installazione che riflette sulla memoria domestica, sul trascorrere del tempo e sul rapporto con l’ambiente. Una ricerca che dimostra come anche gli oggetti più ordinari possano acquisire un nuovo valore narrativo.
Di tutt’altra natura è il lavoro dell’italiano Federico Pisciotta. In “La Dame sans hermine” il riferimento alla celebre iconografia rinascimentale diventa il punto di partenza per una riflessione sulla cultura dell’immagine nell’epoca dei social network: il ritratto lascia spazio al selfie e la rappresentazione diventa uno strumento per interrogare il rapporto tra identità, tecnologia e comunicazione.
Oltre il concorso
Curata da Massimo Toffolo e Margherita Jedrzejewska, con una giuria composta da Annalisa Ercolini, Elke Zweers e Jin-Young Kang, la mostra evita la logica della semplice competizione. Quello che emerge è un osservatorio sulle tendenze che stanno attraversando l’arte contemporanea: pratiche interdisciplinari, attenzione ai temi ambientali, riflessioni sull’identità, sui conflitti e sulle trasformazioni sociali convivono senza cercare una sintesi forzata. È proprio questa pluralità a rendere YICCA un appuntamento interessante soprattutto per chi vuole osservare da vicino le ricerche che potrebbero segnare il panorama artistico dei prossimi anni.
