28 Febbraio 2026
/ 27.02.2026

Isola Tiberina, la basilica di San Bartolomeo ritrova la luce

L’intervento di restauro ha restituito brillantezza a soffitti, superfici decorate e apparati strutturali. Con il nuovo sistema di illuminazione la basilica potrà essere ammirata nei dettagli e anche nelle ore serali

C’è un punto di Roma dove il fiume sembra rallentare per ascoltare la storia. È l’Isola Tiberina, e lì la basilica di San Bartolomeo torna a mostrarsi con un volto rinnovato dopo un intervento di restauro che ha restituito brillantezza a soffitti, superfici decorate e apparati strutturali. Un lavoro complesso, che non si è limitato alla pulitura delle opere ma ha affrontato nodi strutturali rimasti in ombra per anni.

Il cantiere si è concentrato in particolare sul consolidamento del soffitto ligneo a cassettoni e sulle coperture, dove il tempo aveva lasciato segni evidenti. Le verifiche tecniche hanno riguardato l’ancoraggio delle strutture, la tenuta delle parti lignee e lo stato di conservazione delle decorazioni pittoriche inserite nei riquadri. In molti casi si è intervenuti con operazioni di pulitura, trattamento antitarlo e rafforzamento degli elementi più fragili. Dove necessario, sono state sostituite parti compromesse, mantenendo però l’impianto originale.

Colori più nitidi

Il risultato è un ambiente che ritrova profondità e leggibilità. Le superfici decorate, prima opacizzate da polvere e ossidazioni, riemergono con una gamma cromatica più nitida. Anche le opere pittoriche e gli altari laterali hanno beneficiato di interventi mirati di manutenzione e verifica conservativa. Non un maquillage, ma un’operazione di tutela che punta alla durata nel tempo.

Un capitolo importante riguarda l’illuminazione. È stato installato un nuovo sistema capace di valorizzare architetture e opere senza alterarne la percezione. La luce artificiale, calibrata per intensità e temperatura, consente ora di apprezzare dettagli prima poco visibili. La basilica potrà essere ammirata anche nelle ore serali, con un effetto scenografico che mette in dialogo arte e spazio.

Una storia stratificata

La basilica ha una storia stratificata. Fondata intorno all’anno Mille sulle tracce di edifici precedenti, è stata più volte rimaneggiata nei secoli, fino alle trasformazioni barocche. Il suo legame con la memoria dei martiri contemporanei, sancito negli ultimi decenni, ne fa un luogo di forte valore simbolico oltre che artistico. Intervenire su un edificio con questa densità storica significa muoversi con prudenza, bilanciando conservazione e necessità tecniche.

Il restauro si inserisce in un più ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale romano, sostenuto anche da fondi pubblici. L’obiettivo non è soltanto preservare un monumento, ma restituirlo pienamente alla città e ai visitatori. L’Isola Tiberina, crocevia tra Trastevere e il Ghetto, è uno dei luoghi più identitari del centro storico: ogni intervento su uno dei suoi edifici principali ha inevitabili ricadute sul contesto urbano.

Ora la basilica si presenta con una luminosità nuova, capace di esaltare navata centrale, cappelle laterali e soffitti decorati. È un ritorno alla piena fruibilità che parla di cura e di responsabilità verso un patrimonio che non appartiene solo al passato.

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