30 Marzo 2026
/ 30.03.2026

Amazzonia: il Brasile assegna a una startup 59 mila ettari per la riforestazione

Prima concessione pubblica per la riforestazione finanziata dai crediti di carbonio: la startup Re.green si aggiudica l’area di Bom Futuro in Amazzonia, in un esperimento pilota che misura la tenuta del nuovo mercato climatico brasiliano

Per la prima volta il Brasile ha affidato a una startup la riforestazione di un’area pubblica dell’Amazzonia attraverso una concessione strutturata sui crediti di carbonio. L’asta, tenuta alla Borsa di San Paolo, ha assegnato il progetto alla società Re.green, unico offerente per la gestione e il recupero di un’area da 145 mila acri (quasi 59 mila ettari) nella riserva Bom Futuro, nello stato di Pará. La durata dell’accordo è di 40 anni.

Una gara senza competizione

Il dato più evidente dell’operazione è l’assenza di concorrenza: un solo partecipante per il lotto principale e nessuna offerta per una seconda area, leggermente più piccola, inclusa nello stesso complesso di concessioni. Un segnale che riflette la fase ancora sperimentale del modello, pensato per attrarre capitali privati nella riforestazione su scala industriale.

Re.green opererà in un contesto già definito da anni di degrado forestale. L’azienda si occupa di acquistare terreni degradati o inutilizzati per reimpiantare specie native e generare crediti di carbonio vendibili sul mercato volontario e regolato.

Il modello economico dei crediti di carbonio

La struttura economica della concessione è basata su una percentuale dei ricavi: lo Stato brasiliano riceverà lo 0,7% del valore generato dalla vendita dei crediti di carbonio prodotti dal progetto. Le stime ufficiali indicano un potenziale di circa 2 milioni di dollari l’anno.

Il meccanismo punta a trasformare il recupero forestale in un asset finanziario. Gli alberi piantati assorbono CO₂, che viene convertita in crediti negoziabili per compensare le emissioni di imprese e governi. È un modello ancora in fase di test, ma sempre più centrale nelle strategie climatiche di alcuni Paesi tropicali.

Amazonia sotto pressione

La concessione si inserisce in un quadro ambientale critico. L’Amazzonia è sempre più vicina a una soglia di instabilità ecologica oltre la quale, secondo diversi studi scientifici, vaste aree potrebbero trasformarsi in ecosistemi degradati e meno resilienti.

Il governo brasiliano ha fissato obiettivi ambiziosi: la riforestazione di circa 30 milioni di acri entro il 2030. Per arrivarci, l’esecutivo ha già mappato 3,2 milioni di acri di aree protette che necessitano interventi di recupero e prevede di mettere a gara circa 750 mila acri entro il 2027.

Popolazioni locali e governance del territorio

Nel progetto Bom Futuro è prevista anche la partecipazione della comunità indigena Karitiana, presente nell’area. Il coinvolgimento delle popolazioni locali è indicato come elemento strutturale della concessione, sia sul piano della gestione territoriale sia su quello della tutela delle risorse.

Il ministro dell’Ambiente Marina Silva ha definito l’iniziativa un tentativo di trasformare aree compromesse in strumenti di rigenerazione climatica e sociale, sottolineando il ruolo della riforestazione accanto alle politiche di contenimento della deforestazione.

Un test per il mercato della riforestazione

L’operazione è considerata un banco di prova per la capacità del Brasile di costruire un mercato del carbonio legato alla gestione delle foreste pubbliche. L’interesse degli investitori resta selettivo: la mancanza di offerte per una seconda area della riserva segnala che il rischio percepito è ancora elevato.

Resta però il dato politico ed economico: per la prima volta, una porzione di Amazzonia pubblica viene affidata a un soggetto privato con un contratto di lungo periodo basato sulla performance ambientale misurata in crediti di carbonio. Un passaggio che potrebbe ridisegnare il rapporto tra Stato, foresta e finanza climatica nei prossimi anni.

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