Per tutti quelli che lo conoscevano era Carlin. Perché Carlo Petrini, morto ieri sera a 76 anni, non si è mai allontanato con il cuore da Bra, dalle Langhe, dal rapporto con la sua terra e le sue tradizioni. Ma nello stesso tempo ha saputo leggere il legame tra questo frammento di mondo e le dinamiche globali. Nel gennaio 2008 è stato l’unico italiano incluso nella lista, stilata dal Guardian, delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo. Ed è stato l’unico a farlo rovesciando le priorità: il pranzo non come momento in cui parlare di politica, ma la politica come momento in cui parlare del pranzo.
E Carlin la politica la intendeva nel suo senso originale, come discussione sul cammino comune, più che come sistema di alleanze di governo. Aveva cominciato da ragazzo, negli anni Settanta, con le “radio libere” che insidiavano il monopolio Rai e dovevano spostarsi di continuo per evitare il sequestro. Poi le radio sono diventate libere sul serio e allora lui ha iniziato a pensare a liberare il cibo. Liberarlo dalla gabbia stretta degli alimenti a buon prezzo perché standardizzati, anonimi, allontanati dalla terra che li aveva fatti crescere, spesso indifferenti rispetto alla qualità organolettica delle origini e alla sicurezza della terra da cui nascevano.
Nel luglio 1986 ha fondato, assieme al gruppo storico dei promotori, l’Arcigola, in una giornata memorabile chiusa con una cena infinita e pantagruelica nella mitica osteria di Bra che era il cuore della nuova struttura. Era l’epoca in cui la scommessa dell’Arcigola ruotava soprattutto attorno alla componente sensoriale, alla chiave degustativa come filtro per selezionare i prodotti adulterati e le trappole alimentari.
Ma la partita della liberazione del cibo non si poteva giocare solo a livello locale e settoriale. Ripensare l’alimentazione voleva dire chiamare in causa l’equilibrio ambientale degli ecosistemi, l’equilibrio sociale delle campagne, la globalizzazione (che all’epoca sembrava viaggiare solo nella direzione dell’espansione), la giustizia distributiva.
Appena tre anni dopo la fondazione in chiave langarola, nel dicembre 1989, a Parigi, Arcigola aveva già cambiato nome e prospettiva. Nasceva il Manifesto Slow Food firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo, e Petrini veniva acclamato presidente. Da allora è stata un’espansione continua.
Nel 2004 la rete internazionale di Terra Madre: un’esperienza memorabile con contadini, pescatori, artigiani, cuochi, accademici di tutti i continenti che si sono ritrovati periodicamente a Torino per parlare del futuro del cibo. La creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (con un raffinato recupero architettonico sempre nel Comune di Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. E poi il rapporto speciale con papa Francesco, il ruolo di Carlin come co-fondatore delle Comunità Laudato si’. Le varie lauree honoris causa. I libri, a cominciare da Buono, pulito e giusto (Einaudi, 2005).
Carlo Petrini ci ha regalato un ingrediente raro e indispensabile: la comprensione delle connessioni. Speriamo di riuscire a fare tesoro di questa lezione. Ciao Carlin.
