2 Aprile 2026
/ 2.04.2026

Già prima dell’agricoltura c’era il cane

Nuove analisi su reperti di quasi 16.000 anni fa rivelano che i cani erano già diffusi in tutta l'Eurasia, durante l'Era Glaciale, come compagni di vita curati e scambiati tra le tribù di cacciatori

Quando i cani hanno iniziato a vivere accanto all’uomo? La risposta va rintracciata nel Paleolitico. Due imponenti studi pubblicati su Nature ci spiegano (qui e qui) che il legame tra noi e i canidi è molto più antico, profondo e complesso di quanto immaginassimo. Già 15.000 anni fa, mentre i nostri antenati erano ancora cacciatori-raccoglitori nomadi, i cani erano già una presenza stabile, distinta dai lupi e ampiamente diffusa in tutta l’Eurasia.

@Nature

Il primato di Pınarbaşı

Le nuove analisi si basano su un database monumentale di oltre 200 resti fossili. Sebbene il celebre cane di Kesslerloch (Svizzera) resti un pilastro della ricerca, i nuovi dati portano i riflettori su Pınarbaşı, in Anatolia: qui è stato identificato un esemplare risalente a circa 15.800 anni fa.

I dati genomici rivelano una popolazione canina sorprendentemente omogenea che si estendeva dall’Inghilterra (grotta di Gough) alla Turchia. Questa uniformità suggerisce che i cani fossero animali già pienamente inseriti in una struttura sociale umana, pronti a migrare insieme ai loro padroni o a essere scambiati tra tribù diverse.

Il mistero della “doppia ascendenza”

Uno dei risultati più interessanti riguarda l’albero genealogico. I dati escludono che i cani europei discendano dai lupi che allora popolavano l’Europa. La genetica racconta invece una storia di “dual ancestry” (doppia ascendenza): i cani moderni sembrano derivare da almeno due popolazioni di lupi distinte, probabilmente una situata nell’Eurasia orientale e l’altra nel sud-ovest asiatico o nel Vicino Oriente.

I cani europei dell’Era Glaciale arrivarono nel continente già “formati”, accompagnando le migrazioni umane. Ma c’è di più: la loro genetica era più uniforme di quella degli esseri umani che li ospitavano. Questo significa che i cani si muovevano tra le comunità più velocemente delle persone, forse come doni preziosi o merci di scambio tra culture diverse.

Prove di un legame affettivo

In alcuni siti, come quello di Bonn-Oberkassel in Germania, sono stati rinvenuti resti di cani che mostrano segni di malattie gravi superate solo grazie a una prolungata cura umana. Quegli animali non potevano cacciare, eppure venivano nutriti e protetti: una prova che, già 14.000 anni fa, il cane non era solo uno strumento, ma un membro della famiglia umana.

Le analisi confermano questa intimità: cani e uomini condividevano lo stesso spazio abitativo e, spesso, la stessa identica dieta. Il confine tra selvatico e domestico, che pensavamo fosse stato tracciato dall’agricoltura, appare oggi completamente sfumato già alla fine dell’ultimo massimo glaciale.

Il primo archivio della nostra storia

Il processo di domesticazione appare oggi come un viaggio lungo e non lineare, fatto di incroci, migrazioni e co-evoluzione. Il cane è stato il primo animale addomesticato e, insieme, il nostro primo specchio biologico.

Il DNA canino da una parte racconta la storia dei lupi che scelsero di restare accanto al fuoco e dall’altra custodisce, nelle sue pieghe genetiche, la mappa delle prime grandi rotte migratorie umane. Prima delle città, prima del grano e prima della scrittura, avevamo già qualcuno che ci aspettava al ritorno dalla caccia. E quel qualcuno era già, a tutti gli effetti, un cane.

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