Pur di fermare l’eolico e sostenere i combustibili fossili Trump è disposto a buttar via un miliardo di dollari in un solo colpo. Il governo federale ha deciso di rimborsare circa 928 milioni di dollari alla compagnia francese TotalEnergies per cancellare due grandi progetti eolici offshore lungo la costa orientale, tra New York e North Carolina.
I progetti riguardavano due aree assegnate dall’amministrazione Biden nel 2022, ed avevano una capacità complessiva superiore ai 4 gigawatt. Il governo ha deciso di annullare le concessioni e restituire all’azienda quasi interamente quanto pagato per acquisirle. In cambio, TotalEnergies si è impegnata a non sviluppare più eolico offshore negli Stati Uniti e a reinvestire la stessa cifra in petrolio e in un grande terminal di gas naturale liquefatto in Texas.
È un’altra tappa nel percorso della Casa Bianca mirato a fermare l’energia pulita e aprire la strada a quella che peggiora la crisi climatica.
Una linea politica esplicita
L’amministrazione Trump ha sempre avuto un atteggiamento ostile verso l’eolico, giudicato – contraddicendo le valutazioni economiche degli esperti delle organizzazioni internazionali – costoso e inefficiente. Ora arriva la novità: il salto di scala dell’attacco. La Casa Bianca non si limita più a rallentare i progetti, ma arriva a pagarne la cancellazione.
Il risultato è un ribaltamento della politica energetica americana: risorse pubbliche che, invece di accelerare la transizione, vengono utilizzate per smantellare investimenti già avviati.
Questo però non significa che le rinnovabili negli Stati Uniti si siano arrestate. Il quadro è contraddittorio. Alcuni progetti eolici offshore già in costruzione non sono stati fermati, anche perché i tentativi di blocco sono stati respinti in tribunale.
E sul fronte più ampio delle rinnovabili – soprattutto solare ed eolico onshore – la crescita resta trainata da fattori economici: costi in calo, domanda elettrica in aumento e necessità di nuove capacità produttive.
Il punto è che la politica federale sta creando un clima di forte incertezza. Molti investitori hanno rallentato o congelato nuovi progetti, soprattutto offshore, dove i tempi sono lunghi e il rischio regolatorio pesa di più. Durante l’amministrazione Biden, l’eolico offshore era uno dei pilastri della strategia climatica americana, con aste miliardarie e obiettivi molto ambiziosi lungo le coste atlantiche. Oggi quella filiera viene ridimensionata: non completamente azzerata, ma resa più fragile. Alcuni Stati, come New York e New Jersey, continuano a sostenere i progetti, ma con la Casa Bianca che rema in senso contrario il percorso diventa più complesso.
Il nodo economico e geopolitico
Dietro la mossa dell’amministrazione americana c’è una scelta economica e geopolitica: la volontà di affondare il colpo contro le rinnovabili per difendere a tutti i costi il primato dei fossili. E lo fa ora perché la crisi energetica globale e la guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran hanno creato un deficit di offerta di gas e petrolio destinato a durare per un periodo non breve. In questo quadro la Casa Bianca vuole rafforzare il tentativo di imporre, minacciando la crescita dei dazi, il ruolo degli Stati Uniti come esportatore di combustibili fossili verso Europa e Asia.
Ma non è detto che il risultato sarà quello auspicato da Trump. La sua popolarità è in crollo negli Stati Uniti, e in Europa cresce la spinta a non subire ricatti. Inoltre mentre Washington rallenta sull’eolico offshore, altre aree del mondo – Europa e Cina in testa – continuano ad accelerare. La partita energetica sta andando verso scenari inediti, ma non è detto che piaceranno a Trump.
