Mentre state leggendo questo articolo, quattro esseri umani stanno sfrecciando nello spazio profondo a una distanza di oltre 400.000 chilometri da noi. Sono i membri dell’equipaggio della missione Artemis II, che ieri, 6 aprile, hanno compiuto un’impresa che mancava da oltre cinquant’anni: sorvolare la Luna, e in particolare il suo lato nascosto, quello che dalla Terra rimane costantemente invisibile.
Perché il “lato nascosto” è così speciale
A causa di un fenomeno chiamato rotazione sincrona, la Luna rivolge sempre la stessa “faccia” verso la Terra. Per noi, l’altra metà è sempre rimasta un mistero, osservabile solo dalle sonde. Ieri, per la prima volta dal 1972, degli occhi umani l’hanno guardata direttamente.
L’astronauta canadese Jeremy Hansen ha confermato che il paesaggio è molto diverso da quello a cui siamo abituati: il lato nascosto è più aspro, privo di quelle grandi macchie scure (i “mari” lunari) che vediamo da casa, e presenta una crosta molto più spessa e densa di crateri. È, a tutti gli effetti, un archivio geologico della storia del nostro Sistema Solare.
I 40 minuti di silenzio
Il momento più critico è avvenuto durante il passaggio dietro il disco lunare. In quella fase, la massa della Luna blocca ogni segnale radio: gli astronauti sono rimasti completamente isolati dal mondo. Mentre Orion scivolava nell’ombra, l’equipaggio ha assistito prima a un “Earthset” — la Terra che tramontava lentamente oltre l’orizzonte lunare — e poi, dopo circa 40 minuti di silenzio carichi di tensione, all’alba del Pianeta: un “Earthrise” che ha riportato con sé anche la voce di Christina Koch: “Houston, Integrity, controllo comunicazioni”. La navicella Orion — battezzata per questa missione Integrity — era sana e salva.
I crateri “Integrity” e “Carroll”
Durante le osservazioni scientifiche del Bacino Orientale (una gigantesca struttura da impatto vecchia di circa 3,8 miliardi di anni), l’equipaggio ha individuato due crateri non ancora censiti e ha chiesto di dare loro un nome. Il primo, nei pressi del Bacino Orientale sul lato lontano della Luna, verrà chiamato Integrity, come la loro nave. Il secondo si trova sul confine tra il lato visibile e quello nascosto: sarà Carroll, in memoria della moglie del comandante Reid Wiseman, scomparsa nel 2020 dopo cinque anni di lotta contro il cancro.
Cosa succede ora
Il successo della missione è stato celebrato anche dalla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump si è congratulato con l’equipaggio, confermando che l’obiettivo finale rimane stabilire una base fissa sulla Luna per poi puntare verso Marte. L’equipaggio ha avuto anche il privilegio di osservare un’eclissi solare totale dalla loro posizione privilegiata nello spazio, con il Sole che spariva dietro un disco lunare quasi completamente buio, lasciando visibile solo la corona solare. Gli astronauti sono ora sulla traiettoria di ritorno, sfruttando la spinta impressa dal flyby per dirigersi verso casa.
Il rientro
L’appuntamento con la storia è per questo venerdì, 10 aprile, quando la capsula Orion ammarerà nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego. Sarà la fine di un viaggio di 10 giorni e circa 1,1 milioni di chilometri — e il nuovo record assoluto di distanza percorsa da esseri umani nello spazio, strappato all’Apollo 13 che nel 1970 aveva raggiunto 248.655 miglia da casa — ma solo l’inizio di una nuova era di esplorazione.
