8 Aprile 2026
/ 8.04.2026

Caccia, è scontro sulla deregulation

Il disegno di legge sulla caccia accende il confronto politico e sociale. Ambientalisti e opposizioni denunciano un passo indietro su tutele e controlli. Sullo sfondo un dato che pesa: l’85% degli italianinon vuole ampliare i diritti dei cacciatori

Ai problemi del governo Meloni, stretto tra una politica estera sempre più complicata e i ministri a rischio, si aggiunge la grana della deregulation venatoria, una proposta molto impopolare. Il disegno di legge sulla riforma della caccia viene contestato da un ampio fronte di associazioni ambientaliste, animaliste e scientifiche, che ne chiedono lo stop. Il timore è che il nuovo impianto normativo riduca le tutele costruite negli ultimi decenni, crei nuovi conflitti con l’Unione Europea e pesi negativamente sia sulla protezione della fauna sia sulla sicurezza delle persone. Per i critici, il testo non aggiorna semplicemente le regole, ma cambia direzione, aprendo a un modello molto più permissivo, in contrasto con le direttive europee.

Le accuse: “più fucili, meno controlli

Le critiche più dure arrivano dal fronte politico. In una nota congiunta, le deputate Pd Eleonora Evi e Patrizia Prestipino parlano senza mezzi termini di un provvedimento squilibrato: “Il ddl Caccia è un provvedimento che introduce più fucili, meno controlli, meno aree protette, più specie cacciabili, e stranieri che potranno cacciare in Italia senza alcun limite”.

Non solo. Le parlamentari denunciano anche un possibile indebolimento del ruolo scientifico nella gestione della fauna: “Denunciamocon forza anche l’ennesimo attacco all’autonomia scientifica dell’ISPRA, che il governo continua a svuotare di competenze per sostituire la scienza con le convenienze elettorali eclientelari”.

A rafforzare la pressione sul governo è una lettera firmata da 58 associazioni, che chiedono alla presidente del Consiglio di fermare il ddl. Il documento parla esplicitamente di rischio di smantellamento delle tutele esistenti e di aumento dei pericoli per i cittadini. Gli ambientalisti sottolineano come la gestione della fauna selvatica sia già oggi complessa e richieda equilibrio, non allentamento delle regole.

Il peso dell’opinione pubblica

Nel confronto entra anche un dato politico non trascurabile: un sondaggio Ipsos. “Secondo i sondaggi Ipsos – sottolineano le parlamentari dem – l’85% degli italiani è contrario a qualsiasi ampliamento dei diritti dei cacciatori: questi numeri non si ignorano, si ascoltano”. Un numero che, al di là delle polemiche, segnala una distanza significativa tra l’orientamento dell’opinione pubblica e le scelte legislative in discussione. E che potrebbe pesare nel prosieguo dell’iter parlamentare.

Al centro dello scontro c’è una questione più ampia: che ruolo deve avere la caccia in un Paese sempre più urbanizzato e attento ai temi ambientali? Per i critici del ddl, la priorità deve essere la sicurezza e la tutela della biodiversità, non l’espansione delle attività venatorie. Il rischio, sostengono, è quello di aumentare i conflitti tra usi diversi del territorio: agricoltura, turismo, fruizione naturalistica. In questo contesto, introdurre più flessibilità per la caccia creerebbe nuove tensioni.

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