14 Aprile 2026
/ 14.04.2026

Dopo la Spagna ora è la Francia ad accelerare sull’elettrico

Parigiha deciso di raddoppiare i fondi pubblici destinati all'elettrificazione di case e trasporti, portandoli a dieci miliardi di euro l'anno entro il 2030

La Francia ha deciso di raddoppiare i fondi pubblici destinati all’elettrificazione di case e trasporti, portandoli a dieci miliardi di euro l’anno entro il 2030. Non è una mossa isolata: Parigi segue una traiettoria già tracciata dalla Spagna di Pedro Sánchez, che a marzo aveva stanziato cinque miliardi per accelerare la transizione verso le rinnovabili e incentivare l’acquisto di veicoli elettrici e la sostituzione delle caldaie con pompe di calore.

Sullo sfondo c’è la nuova crisi energetica innescata dalle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz, che ha rimesso in moto il dibattito su come l’Europa può uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili. La risposta di Madrid e Parigi è netta: investire sull’elettrico, adesso. Quella dell’Italia, per il momento, guarda altrove, verso nuovi fornitori di gas e petrolio.

Spagna: cinque miliardi di euro e una strategia chiara

Tra i grandi Paesi europei, la Spagna di Pedro Sánchez è quella che ha risposto più prontamente alla crisi. A marzo, il governo di Madrid ha varato un decreto da circa cinque miliardi di euro che mette insieme misure di sollievo immediato per le famiglie e incentivi strutturali per accelerare la transizione. Sul fronte dell’emergenza, il provvedimento prevede una riduzione drastica delle accise sull’energia — fino al 60% su quella elettrica — e un sussidio di venti centesimi per litro di gasolio destinato alle categorie più esposte al caro carburante.

Ma è la parte più di sistema quella che vale la pena osservare. La Spagna ha introdotto una detrazione fiscale del 15% sull’imposta sul reddito per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi plug-in, affiancata da una serie di incentivi per l’autoconsumo energetico, per le pompe di calore e per la riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese che investono in rinnovabili potranno inoltre contare su ammortamenti accelerati. Non è un pacchetto di emergenza: è un tentativo di usare la crisi come leva per una trasformazione più profonda del modello energetico nazionale.

Francia: due auto elettriche su tre e un milione di pompe di calore l’anno

Qualche settimana dopo, anche la Francia ha alzato il sipario sul suo piano. Il pacchetto presentato dal governo di Parigi ricalca in buona parte la logica spagnola, ma con numeri ancora più ambiziosi. Il sostegno statale alle misure per l’elettrificazione viene raddoppiato, con l’obiettivo di raggiungere dieci miliardi di euro l’anno entro il 2030. L’elettrificazione viene inquadrata esplicitamente come uno strumento per recuperare sovranità energetica e difendere il potere d’acquisto dei cittadini.

Sul fronte della mobilità, il governo punta a portare le immatricolazioni di auto elettriche a due su tre entro la fine del decennio, con incentivi fino a 9.500 euro per le autovetture e fino a 100.000 euro per furgoni e camion. Ma l’ambizione più significativa riguarda gli edifici: la Francia vuole installare un milione di pompe di calore all’anno fino al 2030, partendo dal patrimonio di edilizia popolare. Dal 2027 scatterà il divieto di installare caldaie a gas nei nuovi edifici, e i bonus per le ristrutturazioni saranno condizionati all’adozione di sistemi di riscaldamento elettrici.

È una politica che mette insieme misure di brevissimo termine – abbassare le bollette – con quelle che cambieranno l’infrastruttura energetica del paese nei prossimi vent’anni.

L’Italia e il freno a mano

L’Italia, di fronte allo stesso scenario, ha scelto una strada diversa. La risposta del governo Meloni alla crisi è stata affidata a misure tampone: tagli temporanei alle accise su benzina e gasolio, un decreto bollette approvato dal Parlamento che prevede aiuti limitati a una platea ristretta di cittadini e che le opposizioni hanno definito apertamente insufficiente. Sul versante dell’elettrificazione – auto, riscaldamento, industria – non si registra alcuna iniziativa paragonabile a quelle di Parigi e Madrid. Anzi: il Parlamento ha approvato un emendamento per prorogare la chiusura definitiva delle ultime centrali a carbone, spostandola al 2038.

La direzione di marcia sembra opposta a quella di Francia e Spagna. Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha invitato il governo italiano e le istituzioni europee a riconsiderare lo stop all’importazione di gas russo. Un segnale che dice molto su dove si concentra l’attenzione della politica energetica nazionale: non sulla riduzione della domanda di fossili, ma sulla diversificazione – o addirittura sul recupero – delle fonti di approvvigionamento.

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