La transizione energetica fa notizia quando diventa una questione di numeri semplici: 692 gigawatt in più in un anno, quasi settecento grandi centrali da un gigawatt ciascuna, aggiunte alla rete mondiale. Con questo balzo, nel 2025 la capacità rinnovabile globale ha toccato 5.149 gigawatt. È un segnale politico in un mondo che fa i conti con guerre e oscillazioni folli dei prezzi. Secondo l’ultimo rapporto di IRENA, l’85,6% delle nuove installazioni è arrivato da fonti pulite. Il solare continua a essere il motore della corsa: 511 gigawatt, circa i tre quarti dell’espansione totale, grazie a costi in caduta e cantieri rapidi. Il vento segue con 159 gigawatt. Insieme, sole e vento coprono il 96,8% delle aggiunte nette. Le altre tecnologie avanzano ai margini: 18,4 gigawatt di idroelettrico (quasi tutti in Cina), 3,4 di bioenergia, 0,3 di geotermico.
Ma a contare non è solo quanto si installa, è dove. L’Asia ha messo a terra il 74% della nuova capacità, 513 gigawatt, e presidia il primato assoluto con 2.891 gigawatt totali. L’Europa si ferma a 934 gigawatt complessivi. Sulle mappe compaiono due accelerazioni storiche: l’Africa, +15,9% con 11,3 gigawatt trainati da Etiopia, Sudafrica ed Egitto; e il Medio Oriente, +28,9%, guidato dall’Arabia Saudita. In coda, America Centrale e Caraibi, appena 21 gigawatt in tutto. La geografia dell’energia pulita è ancora diseguale, e la disuguaglianza pesa sulla sicurezza energetica di chi resta indietro.
Un sistema più resiliente
Come sottolinea il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera, in tempi incerti le rinnovabili sono “coerenti e salde nella loro espansione. Questo non solo indica la preferenza del mercato, ma rende anche, con brutale chiarezza, un forte caso a favore della resilienza delle rinnovabili. Un sistema energetico più decentralizzato, con una quota crescente di rinnovabili e un maggior numero di operatori, è strutturalmente più resiliente. I Paesi che hanno investito nella transizione energetica stanno affrontando questa crisi con danni economici minori, rafforzando sicurezza, resilienza e competitività”.
Il rovescio della medaglia è la distanza che separa chi corre da chi arranca. Molte economie mantengono quote basse di rinnovabili e restano vulnerabili alle oscillazioni internazionali. Colmare il divario non è una questione di annunci, ma di infrastrutture e regole: reti capaci di assorbire grandi volumi variabili, mercati che remunerino flessibilità e accumulo, pianificazione che spinga gli investimenti nel “midstream” – dalla fabbricazione ai servizi – dove oggi mancano. E finanza paziente per progetti bancabili anche fuori dalle grandi economie.
I Paesi che guidano
Andando più in dettaglio, per quanto riguarda l’energia solare, il fotovoltaico ha rappresentato 510,3 GW su 511,2 GW di nuove aggiunte solari nel 2025. Per l’idroelettrico rinnovabile (escluso pompaggio), nel 2025 sono stati aggiunti 18,4 GW, con il 96% dell’incremento proveniente dalla Cina. Etiopia, India, Tanzania, Bhutan, Vietnam, Canada, Austria, Indonesia e Nepal hanno ciascuno aggiunto oltre 0,5 GW. Energia eolica: la capacità è cresciuta del 14% rispetto al 2024, con aggiunte record di 158,7 GW nel 2025. La Cina ha rappresentato quasi tre quarti dell’espansione, con 119,4 GW, mentre l’India ha aggiunto 6,3 GW. Sulla bioenergia, la capacità è aumentata di 3,4 GW, guidata dal Giappone, che ha più che raddoppiato le aggiunte rispetto al 2024, con 1,1 GW nel 2025. Segue la Cina con 0,8 GW e il Brasile con 0,6 GW. Infine, la geotermia: la capacità è cresciuta a un ritmo simile all’anno precedente, dell’1,7%, aggiungendo 0,3 GW nel 2025. Filippine e Indonesia hanno contribuito ciascuna con 0,1 GW, seguite da Germania, Turchia e Giappone.
