23 Aprile 2026
/ 23.04.2026

A Santa Marta il vertice che vuole mettere all’angolo le fonti fossili

Dagli scienziati un’agenda operativa senza precedenti: niente nuovo gas e fine dei sussidi. Ma la politica è pronta a seguirla?

Dal 24 al 29 aprile Santa Marta, sulla costa caraibica della Colombia, ospita la prima conferenza internazionale interamente dedicato all’abbandono progressivo dei combustibili fossili. Nelle intenzioni, vuole essere un laboratorio politico utile a trasformare anni di dichiarazioni in misure concrete. Sul tavolo, un documento scientifico preliminare – visionato da Carbon Brief – che rompe con la cautela tipica dei report climatici e chiede esplicitamente ai governi di “fermare ogni nuova espansione dei combustibili fossili” e di “respingere il gas come combustibile di transizione”.

Un rapporto fuori dagli schemi

Il documento, intitolato “Spunti di riflessione per il processo di Santa Marta”, è stato redatto in meno di due mesi da un gruppo di 24 ricercatori. Un lavoro rapido, non sottoposto a revisione esterna e lontano dalle procedure formali dell’IPCC, ma con un obiettivo preciso: offrire indicazioni operative.

“Si tratta di un tentativo di ottenere un’ampia copertura su argomenti rilevanti da parte di ricercatori con una solida competenza”, ha spiegato Frank Jotzo, docente all’Australian National University. Il risultato è una lista di 12 priorità, ciascuna accompagnata da raccomandazioni concrete. Tra queste, lo stop immediato a nuovi progetti fossili prima della decisione finale di investimento e l’introduzione di limiti giuridicamente vincolanti alle emissioni di metano.

Una scelta che segna una discontinuità: mentre i rapporti scientifici tradizionali evitano prescrizioni dirette, qui l’indicazione politica è esplicita. “L’idea di raccomandazioni attuabili è stata introdotta dal governo colombiano”, chiarisce Friedrich Bohn, coordinatore del lavoro.

Fine del gas “ponte” e del greenwashing

Tra i passaggi più controversi c’è il rifiuto del gas naturale come soluzione di transizione e lo scetticismo verso la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) come opzione scalabile. Il rapporto invita anche a smascherare le narrazioni di greenwashing che, spiegano gli autori, continuano a indebolire il consenso pubblico.

Non solo. Tra le proposte compare l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e l’ipotesi di vietarne la pubblicità, aprendo un fronte regolatorio finora inesplorato.

La coalizione “dei volenterosi

A Santa Marta sono attesi rappresentanti di circa 50 Paesi, responsabili di un terzo della domanda globale di fossili e di un quinto della produzione. L’iniziativa, co-organizzata da Colombia e Paesi Bassi, si presenta come una “coalizione dei volenterosi”, uno spazio per chi è pronto ad agire.

L’obiettivo dichiarato è produrre un “menu di soluzioni” che alimenti la roadmap globale in preparazione per la COP31 in Turchia. Una tabella di marcia non vincolante, ma potenzialmente influente nel definire standard e aspettative.

Il nodo italiano

In questo contesto, la posizione dell’Italia resta ambigua. Secondo fonti colombiane, Roma avrebbe confermato la partecipazione, ma senza comunicazioni ufficiali. Intanto, le politiche nazionali vanno in direzione opposta: rinvio dell’uscita dal carbone al 2038, nuovi investimenti nel gas e pressioni per allentare il sistema ETS europeo.

Una contraddizione evidenziata da un ampio fronte di organizzazioni – da Greenpeace a Legambiente – che chiedono trasparenza e un impegno coerente. La posta in gioco non è solo climatica: il legame tra fossili, instabilità geopolitica e disuguaglianze è sempre più evidente.

Dalla teoria all’attuazione

La conferenza di Santa Marta nasce proprio per colmare il divario tra obiettivi e azioni. Non sostituisce i negoziati ONU, ma li affianca con un approccio pragmatico. Tre i pilastri: superare la dipendenza economica dai fossili, trasformare domanda e offerta energetica, rafforzare la cooperazione internazionale. Accanto ai governi, un ruolo centrale è riservato alla società civile. Il Vertice dei Popoli, che si svolge in parallelo, riunisce centinaia di organizzazioni per definire una propria agenda, destinata a influenzare il processo ufficiale. Il messaggio che arriva da Santa Marta è netto: la finestra per una transizione graduale si sta chiudendo.

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