23 Aprile 2026
/ 23.04.2026

La crisi del gas accelera la svolta rinnovabile dell’Europa

Dalla guerra in Iran nuovi rincari e rischi, ma Bruxelles spinge su elettrificazione e autonomia energetica

L’Europa si ritrova di nuovo davanti a una crisi energetica globale. Ma, a differenza di quella attivata dall’invasione russa in Ucraina nel 2022, la risposta è più selettiva: meno interventi straordinari sui mercati e più azioni mirate su fiscalità, coordinamento e transizione. Sullo sfondo, la guerra in Iran ha riaperto una ferita strutturale: la dipendenza dai combustibili fossili importati.

Prezzi in salita e vulnerabilità strutturale

Il conflitto esploso a fine febbraio in Medio Oriente ha colpito uno snodo cruciale del sistema energetico globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, ha innescato una delle più gravi interruzioni dell’offerta degli ultimi decenni. In Europa, gli effetti sono stati immediati: i prezzi del gas sono aumentati rapidamente, arrivando in alcuni momenti a crescite superiori al 60% rispetto ai livelli pre-crisi . Un aumento che si riflette direttamente sulle bollette e sui costi industriali. L’Unione europea resta fortemente esposta alle dinamiche globali perché importa gran parte dell’energia che consuma. E ogni shock geopolitico si traduce in prezzi più alti e maggiore instabilità.

La risposta di Bruxelles

Di fronte a questa nuova pressione, la Commissione ha presentato un pacchetto con cui ridurre le tasse sull’elettricità e coordinare il riempimento degli stoccaggi di gas per evitare picchi di prezzo durante l’estate.

L’idea è quella di evitare che gli Stati membri si muovano in ordine sparso, alimentando competizione e volatilità. Un approccio già sperimentato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma ora più strutturato. Tra le misure allo studio c’è anche la possibilità per i governi di azzerare temporaneamente le imposte sull’elettricità per famiglie vulnerabili e imprese energivore. Allo stesso tempo, Bruxelles lavora per garantire che l’elettricità sia fiscalmente più conveniente rispetto al gas, incentivando così il passaggio a tecnologie meno inquinanti.

Una crisi diversa dal 2022

Nonostante l’impennata dei prezzi, la situazione attuale non ha ancora raggiunto i livelli critici del 2022. Le forniture, almeno per ora, restano stabili grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti, in particolare da Stati Uniti e Norvegia. C’è un altro elemento chiave: la crescita delle rinnovabili. Nel 2025, il 71% dell’elettricità europea è stato prodotto da fonti rinnovabili e nucleari, un salto significativo rispetto al 60% di pochi anni prima. Questo ha contribuito a contenere l’impatto della crisi, riducendo la dipendenza dal gas nella produzione elettrica. Ma non basta a neutralizzare completamente gli effetti di uno shock globale.

Il costo della dipendenza dai fossili

I numeri raccontano un problema strutturale. Nei primi mesi della crisi, l’Unione ha speso decine di miliardi in più per importazioni energetiche senza ottenere maggiore disponibilità di risorse. Una dinamica che si ripete: prezzi più alti, trasferimento di ricchezza verso i Paesi esportatori e pressione sui bilanci pubblici. Secondo analisti e istituzioni, questa potrebbe diventare la nuova normalità in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche ricorrenti.

Accelerare la transizione

È su questo punto che la Commissione insiste: la risposta non può essere solo emergenziale. Il piano “AccelerateEU” punta ad aumentare rapidamente l’elettrificazione, rafforzare le reti e investire massicciamente nelle rinnovabili. L’obiettivo è duplice: ridurre i costi nel lungo periodo e mettere al riparo l’Europa da shock esterni. La transizione energetica diventa così una questione di sicurezza, oltre che ambientale.Lo ha sintetizzato il commissario all’Energia, Dan Jorgensen: anche nello scenario migliore, con una fine rapida del conflitto, i prezzi resteranno elevati per anni. Per questo, ha detto, è necessario “liberarsi al più presto dalla dipendenza dal gas”.

Una partita ancora aperta

La strategia europea si muove su un doppio binario: misure immediate per contenere l’impatto sociale ed economico e riforme strutturali per cambiare il sistema energetico. Ma il percorso resta complesso. Le decisioni fiscali richiedono l’unanimità degli Stati membri, mentre gli investimenti necessari – centinaia di miliardi all’anno – impongono uno sforzo coordinato tra pubblico e privato. Nel frattempo, la crisi in Iran ha già chiarito un punto: finché l’Europa resterà legata ai combustibili fossili importati, continuerà a pagare il prezzo delle crisi globali.

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