Con il via libera al nuovo regolamento sulle tecniche genomiche – le cosiddette NGT, Nuove Tecniche Genomiche, l’acronimo con cui l’industria ha scelto di ribattezzare i nuovi OGM -18 Stati membri, tra cui l’Italia, hanno di fatto firmato la fine dell’obbligo di etichettatura per una vasta categoria di alimenti geneticamente modificati. Contro hanno votato Croazia, Ungheria, Austria, Romania, Slovenia e Slovacchia. Si sono astenuti Belgio, Bulgaria e Germania.
“Non solo una pessima notizia che mette a rischio la libertà di scelta del consumatore”, commenta Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, “ma anche la triste constatazione che gran parte dei governi europei ha ignorato la volontà dei cittadini che si sono espressi in massa contro questa deregulation”. Demeter ha svolto un ruolo centrale nell’alleanza di 52 associazioni del biologico e biodinamico, che hanno lanciato una campagna internazionale coordinata dalla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI), disponibile in 16 lingue, coinvolgendo oltre 500.000 persone. Alla campagna, dal titolo “Blacked-out Ingredients – Etichettate il cibo geneticamente modificato!“, hanno aderito Kokopelli, Friends of the Earth Europe, Bioland, Naturland, Solidagro, Odin, NaturaSì e molte altre realtà europee del settore. La mobilitazione ha attivato in soli 3 mesi centinaia di migliaia di consumatori in 18 Paesi dell’UE per chiedere la protezione della trasparenza alimentare.
Cosa prevede il regolamento
Il cuore del problema è tecnico, ma le sue conseguenze sono tutt’altro che astratte. La normativa approvata dal Consiglio divide le piante ottenute con nuove tecniche genomiche in due categorie. Le NGT di Categoria 1 sono quelle con meno di venti sequenze di DNA modificate e vengono considerate “equivalenti alle piante convenzionali”: per loro nessuna valutazione obbligatoria del rischio, nessuna tracciabilità, nessuna etichetta. Le NGT di Categoria 2 comprendono tutte le altre, quelle che hanno modifiche più complesse. La prima categoria, esente da controlli, rappresenta circa il 94% di tutte le NGT attualmente in sviluppo. In pratica, quasi tutti i nuovi OGM sfuggirebbero alle regole che oggi tutelano i consumatori.
E i brevetti sulle caratteristiche genetiche delle piante sarebbero consentiti: un dettaglio non secondario, che sposta ulteriormente il controllo sulle sementi – e quindi sul cibo – nelle mani delle grandi multinazionali dell’agroindustria.
“Non c’è motivo per cui debbano essere esenti“
“La campagna che abbiamo lanciato”, aggiunge Enrico Amico, “è una risposta chiara e unitaria della comunità biodinamica e biologica europea a una proposta normativa che minaccia decenni di conquiste faticosamente raggiunte in materia di trasparenza alimentare. Se i nuovi OGM sono davvero così promettenti come si sostiene, non c’è motivo per cui debbano essere esenti da requisiti di etichettatura e tracciabilità. La chiarezza non ostacola l’innovazione, la rafforza. Chiediamo al Parlamento Europeo di difendere questo principio nel voto di maggio”.
I sondaggi, del resto, parlano chiaro: oltre l’85% dei consumatori europei vuole che tutti gli OGM siano etichettati negli alimenti. Una percentuale che si è mantenuta stabile per oltre vent’anni, attraverso i cambiamenti tecnologici, le crisi alimentari, le pressioni delle lobby industriali.
Il nodo della tracciabilità
C’è un altro aspetto del dibattito che rischia di passare in secondo piano, ma che Demeter e le organizzazioni alleate considerano dirimente: senza obbligo di etichettatura non può esistere tracciabilità. E senza tracciabilità, l’intera filiera perde la capacità di controllare ciò che produce e ciò che vende. Non si tratta solo di un problema per i consumatori finali: si tratta di un problema strutturale per chiunque lavori nel settore biologico e biodinamico, dove l’integrità del processo produttivo – dalla semente al prodotto finito – è al tempo stesso un valore etico e una condizione commerciale.
La deregolamentazione delle NGT, in questo senso, non colpirebbe solo il diritto all’informazione: colpirebbe la possibilità stessa di praticare un’agricoltura alternativa a quella intensiva e monocolturale.
Una questione di potere
In fondo alla disputa sulle etichette c’è una domanda più vasta: chi decide cosa entra nel nostro cibo? Chi controlla le sementi con cui si nutre il Pianeta? L’agricoltura biodinamica si fonda su principi – rispetto dell’integrità delle sementi, biodiversità, azienda agricola come organismo vivente – che entrano in contraddizione profonda con la logica dell’uniformità genetica promossa dalle nuove tecniche genomiche.
Ora la parola passa al Parlamento Europeo. Il 18 maggio i deputati voteranno il testo finale della normativa. Se verrà approvata, il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, aprendo nuove opportunità di mercato per l’agroindustria e chiudendo definitivamente la possibilità per il consumatore di sapere se sta acquistando un prodotto ottenuto da sementi modificate in laboratorio.
La campagna Blacked-out Ingredients intanto continua, online e offline, in tutti e 18 i Paesi europei coinvolti. Chi vuole partecipare può aderire attraverso i canali WhatsApp, Telegram o Messenger della campagna, oppure scrivere direttamente ai parlamentari europei.
