11 Maggio 2026
/ 11.05.2026

Dove c’era il manicomio nasce un parco

Il Santa Maria della Pietà, ex ospedale psichiatrico nel quadrante nord di Roma, si trasforma: 26 ettari tra cantieri e memoria, con i fondi del Pnrr e il Museo della Mente appena riaperto

Il Santa Maria della Pietà, inaugurato nel 1913 come ospedale psichiatrico provinciale e chiuso nel 1999 con la definitiva attuazione della legge Basaglia, è rimasto a lungo in uno strano limbo: troppo grande per essere ignorato, troppo pesante da riconvertire in fretta.

Ora qualcosa si muove. I cantieri sono aperti, le impalcature avvolgono i padiglioni come fasciature su edifici malati, e 58 milioni di euro del Pnrr sono stati destinati alla rifunzionalizzazione dell’area. Ventisei ettari in tutto, di cui 19 di verdeuna superficie paragonabile, per varietà botanica, solo all’Orto Botanico di via della Lungara. Un polmone verde per tutta Roma Nord, dicono dall’assessorato all’Urbanistica, con specie rare e importate che hanno resistito all’abbandono meglio di molti edifici.

Il museo che racconta l’orrore ordinario

La prima tappa obbligata è il Museo della Mente, che ha riaperto i battenti pochi giorni fa con il secondo piano finalmente accessibile. Dentro ci sono i macchinari per l’elettroshock, i letti con le fasce per la contenzione fisica, le proiezioni con le voci e i volti di chi è stato rinchiuso qui.

Nell’archivio (custodito in un altro padiglione) i faldoni sono ordinati alfabeticamente. Dentro ci sono cartelle cliniche di chi aveva davvero disturbi psichiatrici, ma anche di bambini giudicati “troppo vivaci”, o di persone semplicemente povere, considerate inadatte a una società produttiva. Il manicomio era anche questo: uno strumento di controllo sociale mascherato da assistenza medica.

L’architettura stessa lo racconta: i padiglioni erano divisi per tipologia di “caso” (il XVIII per i criminali, il XIV per gli agitati, il XXII per i cronici) e i muri arrivavano a quattro metri per impedire le fughe. Oggi quegli stessi muri sono in parte abbattuti, in parte svuotati di senso. Quello che rimane è la forma, che i lavori stanno cercando di riempire di contenuti opposti.

Una città nella città

Il progetto di riconversione ha una logica precisa. Se l’ex Mattatoio, a Testaccio, è diventato il polo dell’arte e della cultura, il Santa Maria della Pietà dovrà essere il polo della persona: servizi sociosanitari, una biblioteca, spazi di formazione. Il padiglione XXXI – la vecchia lavanderia, occupata per anni da chi la usava come centro culturale e sociale – diventerà la biblioteca. “Chi ha animato l’occupazione storica aveva paura che il luogo tornasse a essere un ospedale, ma abbiamo mantenuto la promessa”, ha detto l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia.

Il padiglione quarantunesimo, che era la falegnameria, ospiterà invece un polo di formazione: laboratori di ricerca, startup, aule, hub dedicati al rapporto tra agricoltura, ambiente e alimentazione. E la vecchia mensa è candidata a diventare uno spazio aperto alla cittadinanza, probabilmente con un ristorante pubblico. Un progetto che, nelle intenzioni, vuole restituire l’area non a una funzione sola, ma a una molteplicità di usi: come una città nella città, ma con le porte aperte.

Il verde come infrastruttura

Tra tutti gli aspetti del progetto, quello ambientale è tra i più importanti. Oltre 15 milioni dei 58 complessivi sono destinati alla riqualificazione del verde: sentieri, specie botaniche rare, una fruibilità pubblica che ancora non esiste. Oggi l’area è tecnicamente accessibile, ma di fatto circondata da quella patina d’abbandono che scoraggia chi non sa che cosa ci sia dietro il cancello di via Trionfale. Uscendo dal parco a fine visita, alcuni murales ricordano che questo è stato un luogo di sofferenza. Senza saperlo, sarebbe difficile capire dove si sta andando.

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