Nelle mense delle scuole pubbliche di Cincinnati, Jessica Shelley, direttrice del servizio di ristorazione scolastica per le scuole pubbliche della città dell’Ohio, sta già facendo i conti. Dal prossimo anno scolastico, dovrà togliere le banane dal menu e dimezzare le colazioni settimanali per rispettare la legge. Il Farm Bill, cioè la grande legge agricola americana che ridefinisce periodicamente le regole su cibo, sussidi e nutrizione pubblica, nella versione approvata dalla Camera dei Rappresentanti impone che almeno il 95% degli alimenti acquistati per le mense scolastiche provenga da produttori americani. Ma le banane crescono solo nei Paesi a clima tropicale.
“Compra americano” cosa significa davvero
L’obbligo di acquistare prodotti statunitensi per le mense scolastiche risale al 1998, inserito nel National School Lunch Act, la legge federale che finanzia e regola i pasti nelle scuole pubbliche. Per anni il vincolo rimase vago, con eccezioni esplicite per gli alimenti classificati come “non disponibili” sul mercato interno, come banane, mandarini, ananas in scatola, spezie sfuse. Nel 2024 le regole cambiarono: la soglia per gli alimenti non americani venne fissata al 10%, con un percorso graduale verso il 5% entro il 2031. L’idea era raccogliere dati reali su cosa le scuole non riuscivano ad approvvigionare localmente, per orientare di conseguenza le politiche del Dipartimento dell’Agricoltura (USDA).
La versione della Camera del Farm Bill brucia le tappe: abolisce la gradualità e porta il limite al 5% già dall’anno scolastico 2026-27. Le banane potrebbero ancora essere servite, tramite una nuova lista di prodotti “non disponibili” che l’USDA dovrebbe stilare. In pratica, come segnala al Guardian Karen Spangler del National Farm to School Network, rete che collega scuole e agricoltori locali, si creerebbe un sistema normativo confuso, con il rischio concreto di violare le regole senza accorgersene. “È assurdo”, dice Spangler, considerando che i piani alimentari vengono definiti con un anno di anticipo.
Broccoli cinesi e pesce straniero
Donna Martin, consulente nutrizionale scolastica in Georgia, è diretta: i broccoli surgelati americani non si trovano, buona parte del pesce usato nelle mense proviene dall’estero, le pesche a cubetti vengono dalla Cina. In molti casi il problema non è l’origine geografica: è il prezzo. “I bambini piccoli sanno sbucciare una banana. Possono mangiarla anche con l’apparecchio ortodontico. Le squadre di football hanno bisogno di banane per il potassio”, dice Martin al quotidiano inglese. “Ma ora i distretti scolastici dicono: non posso procurarvi banane perché non sono americane”.
I programmi federali di mensa e colazione scolastica distribuiscono ogni anno miliardi di pasti, e per molti bambini, specialmente nelle famiglie a basso reddito, rappresentano il pasto più equilibrato della giornata. Le restrizioni colpiscono in modo sproporzionato frutta, verdura e alimenti integrali: esattamente quelli che questi programmi hanno faticato per anni a portare sulle tavole delle mense.
Il “paradosso Kennedy”
Sullo sfondo c’è una contraddizione difficile da ignorare. Robert F. Kennedy Jr., figlio dell’ex procuratore generale Robert Kennedy e nipote del presidente John F. Kennedy, nominato da Trump segretario alla Salute, chiede che le scuole servano ai bambini cibo “vero”, non ultra-processato. È una posizione condivisibile. Il problema è che le politiche concrete vanno nella direzione opposta: a marzo 2025 il Dipartimento dell’Agricoltura ha cancellato il programma Local Food for Schools, che stanziava 660 milioni di dollari per acquistare prodotti freschi da agricoltori locali. Le cucine scolastiche restano spesso prive delle attrezzature necessarie per lavorare prodotti freschi, e non esiste un piano federale per rimediare.
Shelley, da Cincinnati, chiude con una frase che vale come sintesi: “In un momento in cui le politiche sono giustamente incentrate sulla riduzione degli alimenti ultra-processati, stabilire regole che riducono la capacità delle scuole di procurarsi frutta e verdura fresca sembra contro intuitivo“. Il termine è gentile. Quello che sta succedendo nelle mense scolastiche americane assomiglia molto a un autogol.
