9 Luglio 2026
/ 9.07.2026

Ddl caccia, alla Camera l’ambiente resta fuori dalla porta

La maggioranza ha assegnato il provvedimento alla sola Commissione Agricoltura della Camera, tenendo fuori la Commissione Ambiente

Il disegno di legge che riscrive le regole della caccia in Italia, approvato dal Senato lo scorso 23 giugno, è arrivato a Montecitorio già avvolto dalle polemiche. Stavolta però lo scontro non riguarda soltanto il merito del testo, ma il metodo: la maggioranza ha assegnato il provvedimento alla sola Commissione Agricoltura della Camera, tenendo fuori la Commissione Ambiente. Per le opposizioni e per le associazioni ambientaliste è un modo per blindare l’iter e ridurre la riforma a una questione produttiva, negando in partenza il suo impatto su biodiversità ed ecosistemi.

La scelta della commissione non è un dettaglio tecnico. È lì che una legge prende forma prima del voto in aula: si organizzano le audizioni, si ascoltano gli esperti, si valutano gli emendamenti. Decidere chi esamina un testo significa decidere con quale lente verrà letto. E in questo caso la lente sarà solo quella agricola.

Una scelta paradossale

Il paradosso è che a rivendicare la dimensione ambientale della riforma è lo stesso disegno di legge. Modificando la legge 157 del 1992, il testo ridefinisce il prelievo venatorio come strumento di “gestione” della fauna selvatica che “concorre alla protezione dell’ambiente e all’equilibrio ecosistemico”. Difficile, a quel punto, sostenere che l’ambiente non c’entri.

Per questo diversi parlamentari hanno scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana e ai presidenti delle due commissioni, Mirko Carloni (Agricoltura) e Mauro Rotelli (Ambiente), chiedendo l’esame congiunto. La maggioranza ha risposto confermando l’assegnazione esclusiva e richiamando un parere del 1997. Un precedente che però appartiene a un’altra epoca: dal 2022 la riforma dell’articolo 9 ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Costituzione.

Il fronte europeo

Sullo sfondo c’è poi il fronte europeo. Come ricostruisce Domani, il 18 dicembre 2025 la Commissione europea ha inviato al ministero dell’Ambiente una lettera con una serie di riserve sul ddl, segnalando possibili contrasti con le direttive Uccelli e Habitat, i due pilastri della tutela della natura nell’Unione. Il rischio concreto è l’apertura di una nuova procedura di infrazione contro il nostro Paese. Le opposizioni hanno chiesto che quella lettera, insieme all’eventuale risposta italiana, venga trasmessa alla Camera: senza quei documenti, sostengono, il Parlamento voterà al buio.

Il ddl sparatutto

Anche il capitolo audizioni alimenta i sospetti. Le opposizioni avevano indicato oltre quaranta soggetti da ascoltare, tra enti tecnici, scienziati e associazioni. Ma dall’elenco sarebbero rimasti esclusi proprio il ministero dell’Ambiente e la Direzione generale Ambiente della Commissione europea, cioè le voci più qualificate a valutare le ricadute ecologiche della riforma.

Nel merito, il testo amplia tempi, spazi e modalità dell’attività venatoria: le Regioni potranno discostarsi dalle indicazioni dell’Ispra sul calendario venatorio e si allenta il ruolo tecnico-scientifico degli organi consultivi, tanto che i critici hanno ribattezzato la riforma “ddl sparatutto”. Ora la partita si gioca a Montecitorio, dove la procedura rischia di pesare quanto la sostanza: il modo in cui un Paese sceglie di discutere una legge sulla natura dice già molto di quanto intenda proteggerla.

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